1 maggio 1994, ore 18:40, ospedale Maggiore di Bologna. Un ragazzo di 34 anni, arrivato poco prima da Imola, esala il suo ultimo respiro, lasciando un popolo intero in lutto. Il suo nome era Ayrton Senna da Silva.

Nato a San Paolo nel 1960, Senna sarebbe potuto essere il pilota più vincente della storia della Formula 1, se sfortuna e decisioni della Federazione più che discutibili, non lo avessero prima limitato, poi fermato tragicamente.

Dell’incidente del pilota brasiliano abbiamo commenti, immagini, foto. Ciò che, però ha significato quell’evento non è stata tanto la fine di una parabola sportiva che in realtà non fu gloriosa come sarebbe potuta essere. Piuttosto ha posto Senna nell’olimpo delle leggende, delle icone del XX secolo. Immediatamente dopo che brasiliano fu dichiarato morto, la sua figura, bella un po’ da playboy dal cuore d’oro, un po’ da ragazzo semplice, ma straordinariamente dotato, divenne celebre come Che Guevara o Mohammed Alì.

Senna sulla Honda

La sua morte è dovuta a diversi fattori, fra i quali sé stesso. Già perché nel 1994 Senna era passato dalla McLaren alla Williams, il cui abitacolo era più stretto di quello dell’auto precedente. Perciò il brasiliano chiese che fossero apportate alcune modifiche alla monoposto. Il piantone in particolare era stato spostato e risaldato nella notte per permettergli una migliore visibilità della strumentazione. Proprio quel piantone, però si ruppe durante i settimo giro della pista di Imola, all’altezza della curva del Tamburello. La saldatura tenne, mentre il piantone si spezzò. Senna frenò, senza poter deviare la traettoria della sua vettura che si schiantò. A causare la morte del pilota fu un pezzo della sospensione destra che si conficcò nel suo casco, nella regione temporale destra. Per lui non ci fu più nulla da fare. Trasportato in elicottero all’ospedale intorno alle 14:30 fu dichiarato morto circa due ore dopo.

Il Brasile proclamò tre giorni di lutto nazionale. Oltre 250 mila persona gli resero omaggio. La nazionale brasiliana dedicò a lui la vittoria del Mondiale di calcio di quell’anno. Tutto il mondo sportivo però lo pianse, perché aveva portato in Formua 1, la voglia di vincere sempre anche da sfavorito e aveva rilanciato l’immagine del Circuito.

Il corteo funebre per Ayrton Senna

Senna, si scoprirà tempo dopo, era molto generoso e in seguito fu reso noto che una parte importante dei suoi compensi, venivano girati in beneficenza, così come anche nel suo testamento erano indicate grosse somme da destinare a opere benefiche.

Fra gli episodi che lo resero leggendario in pista naturalmente vi fu la lotta con l’amico – nemico Alain Prost, con le dispute che portarono i due piloti a scontrarsi sulle piste e sulle colonne dei giornali, ma anche le cinque vittorie consecutive nel Gran Premio di Monaco, un record assoluto. E poi l’evento che mostrò al mondo l’umanità di Senna.

I giocatori brasiliani dedicato la vittoria della Coppa del Mondo a Senna

Nel 1992 durante il GP del Belgio il pilota francese Erik Comas esce di pista, sbatte contro le protezioni per poi ritornare in pista svenuto in auto, con il motore acceso. Senna arrivò con la sua auto, accostò, spense la sua monoposto, scese e rischiando la vita, spense l’auto del francese e gli raddrizza la testa per posizionarlo in modo più sicuro. 

Di Ayrton Senna oggi rimane un’immagine iconica, la consapevolezza che se avesse avuto auto più competitive di Lotus o Toleman, avrebbe certamente potuto vincere di più. Il paradosso è che la sua morte arrivò nel momento in cui sembrava che potesse davvero riprendere a vincere, con un’auto di primo livello. Per lui parlano i 3 mondiali vinti, i 41 trionfi nei Gran Premi, le 65 pole position e gli 80 podi in meno di dieci anni in Formula 1. Ma soprattutto ci restano le sue risalita grintose e precise, la sua voglia di vincere, il suo essere umano. Era semplicemente Ayrton, colui che il giorno della morte portava con sé la bandiera austriaca in onore a Roland Ratzenberger, morto il giorno prima durante le prove. Insomma il più umano dei piloti, che non potrà mai essere dimenticato.

Senna, Prost, Mansell e Piquet