Ronald Reagan è stato uno dei presidenti degli Stati Uniti più popolari nella storia americana. Ex attore, fu un abile comunicatore, e rilanciò la politica repubblicana negli anni Ottanta, ancora in difficoltà dopo lo scandalo Watergate. Per molti è stato uno dei migliori presidenti, un modello per tutti i giovani repubblicani in un’epoca, quella degli anni ’80 in cui l’avvento delle tecnologie e lo scontro fra Usa e Urss si fece ancora più aspro. Per altri invece, il mandato di Reagan ampliò il divario sociale, rallentando il progresso degli Stati Uniti.

Comunque la si voglia vedere Reagan è un’icona americana, autore di molte frasi ad effetto, gesti eclatanti e comprese meglio di molti suoi predecessori l’importanza di una comunicazione efficace.

Ma Ronald Reagan sarebbe potuto non essere nulla di tutto ciò. Il 30 marzo 1981, a soli 69 giorni dal giuramento fatto a Washington, subì un attentato da parte di John Hinckley Jr. che sparò con una pistola al presidente mentre questi stava uscendo dal Washington Hilton Hotel.

La storia è stata narrata in documentari e film per la tv, e rimane unica nel suo genere. Dimentichiamoci di Kennedy e Oswald o di Bobby Kennedy e di Shiran Shiran, ovvero di cospirazioni sovietiche, mafia o macchinazioni interne. John Hinckley era, ed è uno squilibrato.

Tutto inizia cinque anni prima, nel 1976 quando nelle sale americane esce Taxi Driver. Sullo schermo troviamo Robert De Niro e una giovanissima Jodie Foster. Hinckley rimase turbato dal film, lo vide e lo rivide imparandolo a memoria, fino a sviluppare una vera ossessione per l’attrice.

Hinckley aveva da tempo dato segni di instabilità, figlio di buona famiglia non aveva terminato gli studi e non riusciva a tenersi un lavoro, richiedendo in continuazione denaro alla famiglia che stava in Oklahoma, mentre lui nel frattempo si era trasferito a Los Angeles. Taxi Driver è, però per lui la goccia che fa traboccare un cervello che non gira come dovrebbe. Hinckley nel 1980 cercò di scoprire dove vivesse la Foster, iniziando a inviarle lettere d’amore, chiamarla al telefono e perseguitarla.

La Foster riuscì a tenerlo a distanza, causando a Hinckley rabbia e frustrazione contemporaneamente. Da qui il giovane inizia a pensare che solo un gesto eclatante possa attirare l’attenzione della Foster. Questo pensiero diventa progressivamente sempre più un progetto, il progetto di Hinckley di assassinare il presidente degli Stati Uniti per diventare un’icona. Ma siamo nel 1980 e il presidente uscente, Jimmy Carter è impegnato nella campagna elettorale, così come il suo avversario Ronald Reagan.

Nel frattempo Hickley viene sottoposto ad alcune cure psichiatriche che naufragano dopo poco tempo, così egli torna a riprogrammare il suo delirante piano. Il 30 marzo 1981 quindi si apposta fuori dal Washington Hilton Hotel, dove Reagan, eletto da meno di tre mesi, sta tenendo un discorso. Mischiato fra la folla, estrae la pistola e spara al presidente con la sua calibro 22 (una pistola a tamburo).

Un uomo presente nella folla si getta su Hinckley, imitato immediatamente dagli agenti segreti e poliziotti che bloccano l’attentatore che riesce a sparare 6 colpi in 3 secondi. Reagan è già stato fatto salire in auto, e vengono colpiti James Brady addetto stampa, l’agente di polizia Thomas Delahanty e l’agente del Secret Service Timothy McCarthy. Brady e Delahanty vengono colpiti alla testa, si salveranno, ma l’addetto stampa rimarrà tutta la vita sulla sedia a rotelle. McCarthy invece fu colpito allo stomaco.

Intanto il presidente viene portato via, un agente lo controlla e non trova ferite non è stato colpito, parla, ma ad un certo punto Reagan inizia a far fatica a respirare, sputa sangue e il convoglio si dirige verso l’ospedale George Washington. Giunti all’interno del pronto soccorso Reagan crolla sul pavimento, ma nessuno capisce ancora cosa sia successo, inizialmente si pensa un infarto. In ospedale è il caos ci sono agenti di polizia, infermieri, agenti speciali e curiosi.

Messo sul tavolo operatorio neanche i medici capiscono subito l’accaduto. Si pensa in un secondo momento che Reagan si sia spezzato una costola, la quale a sua volta avrebbe potuto ledere il polmone. Ci vuole la perizia di un medico che decide di analizzare nuovamente il corpo di Reagan per notare il piccolo foro posto nel fianco sinistro di Reagan, poco sotto l’ascella. Uno dei sei proiettili ha colpito Reagan quando era già in auto. La pallottola, deviata dall’auto ha assunto una traettoria diversa infilandosi in un polmone.

Immediatamente viene avvertita la Casa Bianca che pensa subito a un attentato dell’Urss, o di chissà quale altra potenza  mondiale. Nessuno può immaginare le reali motivazioni dietro a questo gesto. Nel frattempo i medici sono all’opera sul presidente la cui emorragia continua e il rischio di dissanguamento è reale.  I medici decidono di operare, una scelta difficile visto che il rischio di morte durante l’operazione è più che possibile. Il proiettile è finito a 2 cm dal cuore. L’operazione comunque andò bene, Reagan si salvò pronunciando la famosa frase, poco prima di essere operato “Spero siate tutti repubblicani!”. L’evento è stato unico nel suo genere, perché sarà la prima e unica volta in cui un presidente americano sopravvivrà a un attentato con arma da fuoco.

Hinckley sarà processato nel 1982, dichiarato non colpevole per incapacità di intendere e di volere. Rinchiuso in un manicomio criminale nel 1999 uscì per visitare i genitori, ma dopo aver manifestato nuovamente la propria ossessione, è tornato in manicomio.  Oggi è stato rilasciato, secondo i giudici dovrebbe essere stato riabilitato. Ha l’obbligo di vivere con la madre e non può allontanarsi a più di 50 km dalla sua abitazione né parlare con i media. Reagan è scomparso il 5 giugno 2004.