Il 4 aprile 1968 non è una data come le altre. Perché si tratta di un giorno in cui gli Stati Uniti e quindi almeno metà del Mondo di quel tempo (ma anche del nostro), avesse fallito la propria prova di maturità. Alle 18 circa di quel giorno di primavera, Memphis smise di essere la terra del “Re”, Elvis Presley, per diventare il luogo dove tutto poteva finire, dove la più grande potenza occidentale aveva dimostrato di non poter essere una guida reale del mondo libero.

Un proiettile colpisce il reverendo Martin Luther King Jr. alla testa, ponendo così fine alla sua vita e aprendo una ferita enorme nell’animo lacerato degli Usa in quel 1968 che rimane uno degli anni più densi di cambiamenti e avvenimenti del Novecento.

King era una delle due anime della lotta per i diritti civili degli afroamericani, quella pacifica e legata alla Bibbia, contrapposta a quella più violenta di Malcolm X e dei musulmani neri. Ironia della sorte entrambi saranno assassinati. Il suo omicidio rappresenta anche uno dei tanti attentati riusciti di un decennio sciagurato per gli Stati Uniti, iniziato con l’assassinio di John Fitzgerald Kennedy e che culmina con la morte dello stesso King e dell’altro Kennedy, Bobby.

King e Malcolm X

L’assassinio avviene appunto intorno alle 18, quando King esce sul balcone del Lorraine Motel di Memphis dove venne raggiunto da un singolo sparo, un proiettile che spazzava via anni di lotta non violenta, fatta di tour interminabili, marce, discorsi memorabili e inviti alla pace che gli valsero anche il Nobel nel 1964. Inutili furono i tentativi di salvarlo, il danno cerebrale era irreparabile e la morte venne decretata alle 19:05 di quello stesso giorno.

Mentre Lyndon Johnson, conscio del rischio di un’insurrezione generale della popolazione afroamericana, chiedeva calma e non violenza, iniziarono le indagini, condotte dall’Fbi. Il primo dato fu che il colpo venne sparato dalla stanza 5b del Bessie Brower, una pensione situata di fronte al Lorraine Motel. In quella stanza aveva alloggiato tale John Willard, che si scoprirà essere un nome falso, e fu presto trovata l’arma del delitto, un fucile di precisione abbandonato di fronte a un negozio. Il colpevole non si era preoccupato, o non aveva pensato, a rimuovere le impronte, e si scoprì che John Willard, in realtà era James Earl Ray.

Lyndon Johnson firma il Civil Rights Act sotto gli occhi di Martin Luther King. Era il 1964.

Sulla colpevolezza assoluta di Ray, senza alcun aiuto, sono rimasti molti dubbi. Infatti pur non pensando di eliminare l’arma del delitto, il criminale fu così abile da riuscire ad espatriare in Gran Bretagna, dove sarà arrestato mentre cercava di partire alla volta di Bruxelles. Inoltre restano dubbie le dichiarazioni dello stesso Ray, che cambiò ben 4 avvocati e ritrattò più volte la sua confessione, confermandola e negandola in diverse occasioni. Nel 1969 sarà condannato a 99 anni di carcere, che sconterà nel carcere di Petros, in Tennessee. Non senza, però riuscire ad evadere nel 1977, in una fuga che durò solamente tre giorni.

 

Storica immagine del momento successivo allo sparo che uccide Martin Luther King al Lorraine Motel di Memphis

Fatto sta che Ray si proclamerà innocente per tutta la vita, fino al 1998 quando morirà in carcere. L’anno prima Dexter King, uno dei figli di Luther, visitò Ray in prigione, che ribadì di essere innocente. La questione non si è mai veramente chiusa, diversi testimoni confermarono che lo sparo non provenisse effettivamente dalla stanza 5b del Bessie Brower, e nel 1999 un nuovo verdetto sentenziò che verso King vi fosse stata una vera cospirazione e che se Ray era colpevole, non era il solo.

Ciò che rimane di Martin Luther King  oggi è il messaggio di fratellanza e pace che seppe diffondere non solo negli Stati Uniti, ma in tutto il mondo. La sua morte, come quella dei Kennedy e di altre figure della culturla popolare, lo ha impresso nella memoria come simbolo di non violenza, di dialogo e di amicizia fra i popoli al pari di Ghandi e Mandela.