Cinque e settantaquattro. Due numeri che riassumono una vita intera, quella di Lucio Dalla da Bologna, il cantautore la cui data di nascita è la più famosa della musica italiana. Quel 4 marzo 1943 che quasi tutti hanno fischiettato almeno una volta.

Cinque sono gli anni senza di lui, settantaquattro gli anni che compirebbe proprio oggi. Se n’è andato pochi giorni prima del suo 69° compleanno, il 1° marzo del 2012. Un marasma di numeri, ma d’altronde Lucio Dalla ha creato un marasma inteso come un’immensità musicale. Cantante, interprete, autore, musicista raffinatissimo, Dalla nasce per fare musica. Figlio di una famiglia borghese, perde il padre quando ha solo 7 anni, ma paradossalmente fu questo evento ad avvicinarlo ulteriormente alla musica. Lo zio, Ariodante, gli insegna a suonare la fisarmonica. A 15 suona già il clarino, o meglio improvvisa. Infatti è il jazz il primo amore di Dalla.

1971, Lucio Dalla porta a Sanremo “4/03/43”

Bologna negli anni della sua infanzia è una delle città più dedite al jazz. Arrivano qui Charles Mingus, Chet Baker con il quale il cantante bolognese duetta, poco più che adolescente, improvvisando e mostrando già all’epoca un carattere istrionico ed estremamente versatile. La sua prima band si chiama Flippers, che nei primi anni ’60 inizia a far circolare il nome di Dalla nell’ambiente musicale. Qui inizia a sperimentare lo scat, ovvero cantare senza parole, riproducendo suoni con la voce, che diventerà un suo tratto distintivo.

Lucio Dalla cresce, e si accorge di essere un vero animale da palcoscenico. La musica è tutto per lui, non importa del resto. In un’occasione a Torino, presso il locale “Arlecchino”, i Flippers erano stati a suonare per una serata elegante. Dalla, come suo solito, non portava i calzini e fu minacciato dal padrone del locale che gli disse che senza calze non sarebbe salito sul palco. Dalla non si scompose: prese un pennarello e si colorò le caviglie, in modo da far sembrare di avere dei calzini.

La prima svolta avviene all’improvviso, con Dalla che abbandona il gruppo senza preavviso. Proprio in questi anni incontra prima Gino Paoli e poi Gianni Morandi, due big dell’epoca che spronano Dalla a non mollare e gli indicano una nuova strada artistica. Nonostante Morandi fosse all’apice del successo, anche lui era giovanissimo, perciò Paoli divenne presto il “papà” dei due. Fu la prima grande collaborazione di Lucio Dalla che si vide pubblicare il suo primo disco proprio da Paoli.

Con Morandi invece fu la prima parte di un’intesa che tornerà, più forte e vincente anni dopo. Dalla è un talento, ma per questi anni il suo essere così fuori dalle righe, così jazz, non va. A fine anni Sessanta non è ancora riuscito ad esplodere. Lui non lo da a vedere in pubblico, ma soffre e ogni tanto, sparisce, si isola, come per sfogare tutta la rabbia per un mondo, quello discografico italiano, che non lo capisce, negli stessi anni in cui neanche un altro grande, Luigi Tenco, riusciva a far passare la sua musica. I due saranno grandi amici, e proprio Dalla sarà fra i primi che accorreranno in quella maledetta stanza d’albergo di Sanremo quando il cantautore genovese morì.

Tornerà a Sanremo Dalla, e l’epilogo sarà differente. Nel 1971 la sua “Gesubambino” sarà censurata, perciò deciderà di cambiare il titolo in “4/3/1943”.  Fu la svolta, la vera svolta. Un pezzo totalmente diverso dal resto del repertorio dalliano, fino a quel momento fatto di tanto, ottimo jazz, che gli farà fare il grande salto, con milioni di copie vendute e l’entrata nei primi posti delle classifiche radiofoniche.

Il successo, però contrariamente al realizzare Dalla, lo rimanda in crisi. Allora decide di affidarsi a Roberto Roversi, un poeta fine che aggiunge un tocco di impegno politico alla lirica di Dalla. Dopodiché inizerà la sua vera carriera solista, con la perla finale della collaborazione con Roversi rappresentata da “Nuvolari”. Dalla metà degli anni Settanta arriverà la sua vera maturità artistica con la pubblicazione di alcuni dei suoi capolavori come “Anna e Marco”, “Come è profondo il mare”, “Il cucciolo Alfredo” e la geniale “Disperato erotico stomp”.

Nel 1979 è la volta di “Banana Republic”, un altro fondamentale sodalizio artistico, stavolta con il romano Francesco De Gregori, lontanissimo dai codici di Dalla. In realtà questa accoppiata riscuoterà un successo enorme, con oltre 500 mila coppie vendute e stadi gremiti, e dalla band, esce Ron, che accompagnando alla chitarra il duo verrà conosciuto a livello nazionale.

Ma per Dalla è sempre la novità a far scoprire qualcosa di più grande e allora terminata l’avventura con De Gregori, ecco “Caruso” che lo renderà famoso in tutto il mondo anche grazie al duetto con Luciano Pavarotti. Arrivano gli anni Ottanta, quando Lucio Dalla riscuote un altro gigantesco successo in tutta Italia con la collaborazione insieme a Gianni Morandi. Proprio quel Morandi che lo aveva riconosciuto come talento negli anni Sessanta, ora è in crisi, attraversa un momento difficile. Ma con Dalla e il tour, entrambi gli artisti vengono riscoperti, si divertono e divertono un pubblico che li adora in una gara chi meraviglia di più. Da qui nasce “Vita” che rilancerà Morandi.

Con gli anni Novanta Dalla cambia ancora, proprio come indica l’album che pubblica nel 1990 “Cambio” album che vola nelle classifiche trainato dall’irresistibile “Attenti al lupo”. Nel frattempo lancia due nomi su tutti: Luca Carboni e Samuele Bersani. Alla fine del decennio esce anche “Ciao”che proietta nel 2000 un Dalla in continuo cambiamento, e proprio nel nuovo millennio il cantautore bolognese inizia una nuova avventura.

Si getta per esempio nella musica lirica componendo la “Tosca – Amore disperato” che riceverà ottime critiche. Nel 2006 uscirà “12000 lune”, un cofanetto con triplo cd che raccoglieva i suoi migliori successi. L’anno successivo esordisce anche alla regia teatrale con “Arlecchino e Pulcinella” e “Pierino e il lupo”.

L’ultima parte della sua vita inizia con un ritorno al passato. Nel 2010 insieme a Francesco De Gregori torna sul palcoscenico con una nuova serie di concerti che prendono il nome di “Work in progress”. Il duo riparte a oltre trent’anni dalla prima esperienza insieme, ed è un nuovo successo. Qualunque cosa faccia, Dalla dimostra di sapersi evolvere, con trasformazioni, innovazioni o rivisitazioni. Nel 2012 torna a Sanremo, per l’ultima volta, per accompagnare Pierdavide Carone.

Il 1° marzo un infarto lo porta via durante una tournée in Svizzera, a Montreaux. Destino vuole che la sua vita finisca in uno dei luoghi simbolo del jazz europeo. Quel jazz che lo aveva avvicinato alla musica e ci aveva permesso di conoscere uno dei più grandi talenti della musica italiana di sempre.

Piazza Grande gremita per il funerale di Lucio Dalla