Il 19 maggio 1925 nasceva a Omaha, Nebraska, Malcolm Little, quarto dei sette figli di Louise Helen Little e Earl Little. Malcolm era un ragazzo dotato di una intelligenza acuta, tanto da terminare l’high school con ottimi risultati, e da volere per sé una carriera da avvocato. C’era un problema, però: quel ragazzo era nero e negli anni ’30 e ’40 per un “negro” diventare avvocato sarebbe stato molto difficile. Glielo disse chiaramente un suo insegnante, che spense in lui qualunque voglia di entrare all’università e lo spinse così ad allontanarsi dagli studi.

La prima vita di Malcolm

Al contrario, Malcolm passò dall’altro lato, divenne un criminale. Iniziò con piccoli furti per passare poi a rapine, estorsioni e spaccio di droga. Negli anni Quaranta si trasferì a New York dove proseguì con la sua attività illegali. La svolta arrivò nel 1946 quando venne finalmente arrestato e su di lui si abbattè una condanna di 10 anni. Malcolm era tormentato, non riusciva a trovare un modo per vivere in una società difficile, che da un lato aveva proclamato l’uguaglianza fra gli uomini, chiesto ai neri di sacrificarsi in guerra, ma di fatto li trattava (e avrebbe continuato a lungo) come persone di serie b, negando loro i diritti fondamentali.

In carcere, però Malcolm entrò in contatto con l’emergente movimento della Nation Of Islam (NOI), una setta musulmana che proclamava il ritorno alle origini dei neri americani, all’Islam come religione originale in quanto il cristianesimo era stato portato e imposto dai colonizzatori bianchi. La Noi inoltre utilizzava la religione come spinta alla ribellione degli afroamericani contro le tradizioni degli Stati Uniti, mirando dichiaratamente alla realizzazione di una nazione composta solo da neri islamici sul territorio statunitense.

Elijah Muhammad era a capo della Nation Of Islam e, da mentore di X, ne divenne presto il principale avversario, tanto da essere sospettato di essere il mandante del suo omicidio

Malcolm rimase molto affascinato dalle tesi della NOI e del suo capo, Elijah Muhammad. In carcere Little, iniziò a studiare, a leggere libri di filosofia, di storia perfino il dizionario, che rappresentò il simbolo della sua “rinascita”. Nel 1948 diventò quindi musulmano entrando nella NOI. Qui muore per la prima volta Malcolm, che uccide Malcolm Little, e partorisce Malcolm “X”.

Quello che sarà una delle figure più iconiche e rappresentative della storia degli afroamericani, rifiuta il proprio cognome: “Per me – disse – la ‘X’ rimpiazza il nome che la mia famiglia ha ereditato dallo schiavista Little, ‘X’ è il mio cognome come quello di migliaia di afroamericani che non conosceranno mai le proprie reali origini”.

La conversione e la vita nella Nation Of Islam

Da qui inizia la seconda vita di Malcolm, diventato a tutti gli effetti Malcolm X. Nel 1952 X esce di prigione per buona condotta e inizia il suo percorso con la NOI fuori dalle mura del carcere. Fu anche grazie a lui che Cassius Clay si appropinquò alla NOI diventando Mohammed Ali. Malcolm X fu tra i più ferventi sostenitori della causa nera e si può dire che lentamente divenne un vero leader carismatico. Tuttavia, ben presto la sua popolarità divenne scomoda per l’associazione. La sua stella fu a lungo in ascesa, ma ad Elijah Muhammad la cosa non stava bene: era stato lui fino a quel  momento il punto di riferimento per i neri americani.

Malcolm X e Mohammed Ali furono amici finché X non lasciò la NOI. Da allora Ali non gli rivolse più la parola, salvo pentirsene anni dopo

Malcolm X rappresentò ben presto, però l’altra voce degli afroamericani, contrapposta, per fede e ideali politici, a quella di Marthin Luther King Jr. il quale seguiva la via della non violenza. X invece adottava spesso toni molto forti, provocatori, rifiutandosi di partecipare, per esempio, alla marcia su Washington o esprimendosi con toni severi sulla morte di John Fitzgerald Kennedy: “Quando i polli tornano a casa per farsi arrostire io non sono triste” disse, riferendosi a un presunto ritorno di quanto seminato dal presidente Kennedy. In questo caso la Noi gli proibì di parlare in pubblico per 90 giorni.

Se la Noi si avvicinava al movimento di King, Malcolm X era diventato egli stesso, in prima persona, un punto di riferimento per quei neri che non accettavano la non violenza. Effettivamente si contano a centinaia i casi in cui neri e attivisti dei diritti civili americani, erano stati picchiati, arrestati o uccisi da polizia o membri del Ku-Klux-Klan. La visione di Malcom X era reazionaria, non accettava di essere percosso od ucciso senza far nulla.

La rottura con la Noi e la nuova visione del mondo

Nel 1963 quindi avviene la frattura. Nasce la Muslim Mosque, Inc. con l’abbandono di Malcolm X della NOI. Per lui quindi inizia un periodo difficile da un lato, con molti di quelli che considerava amici, che gli volteranno le spalle. Lo stesso Mohammed Ali si rifiuterà di rivolgergli la parola (anni dopo se ne pentirà dichiarandolo pubblicamente). In realtà X pur diventando un musulmano ortodosso, si aprì agli altri attivisti per i diritti dei neri, sostenendo che la NOI aveva fatto il massimo possibile, ma non sarebbe potuta andare più lontana di così.

Inizialmente X non volle nulla a che fare con Martin Luther King, ma nell’ultima parte della sua vita ebbe importanti aperture verso tutti gli attivisti per la causa dei diritti civili

La Muslim Mosque comunque iniziò a crescere, specie dopo che X si recò, nell’aprile del 1964, alla Mecca per il pellegrinaggio obbligatorio dei musulmani. Questo viaggio diede il via alla terza parte della sua vita. Fino a quel momento X era stato un “razzista al contrario” propugnando una nazione per soli neri musulmani. Invece quell’esperienza lo mise in contatto con islamici di ogni parte del mondo e di tutti i colori. Cominciò così la sua visione del mondo nuova, in cui la religione diventava un modo per abbattere i muri razziali.

Prima di tornare negli Usa, visitò più volte l’Africa per qualche tempo girando di nazione in nazione, parlando alla radio, tenendo discorsi pubblici, apparendo in televisione in oltre dieci stati. Visitò anche la Francia e la Gran Bretagna dove parlò ad Oxford e alla Bbc. Nel 1965 fece ritorno in America. Qui i dissidi con la Nation Of Islam erano diventati troppo grandi. La sua Muslim Mosque Inc. era una “concorrente” in ascesa e iniziarono dapprima le minacce di morte, poi veri e propri attentati.

Le minacce e la morte

Il primo avvenne nel febbraio del ’64 con l’esplosione della sua auto, poi la NOI richiese la restituzione della casa in cui viveva la famiglia di Malcolm X, che andò distrutta da un misterioso incendio prima che si potesse effettuare il trasloco. Nel 1965 vi fu un altro attacco dinamitardo nei confronti della sua abitazione, poi, una settimana dopo Malcolm fu chiamato a parlare all’Audon Ballroom, a Manhattan, New York. Di fronte, una platea di 400 persone. Sfruttando un diversivo, un uomo uscì dalla folla e sparò a X al petto. Subito altri due uomini intervennero sparandogli 21 colpi che non lasciarono scampo al 39enne Malcolm Little “X”. 

Le pagine di “Life”, celeberrima rivista americana, all’indomani dell’omicidio di X

Gli uomini furono catturati e processati per omicidio nel 1966, ma tutti si rifiutarono di dire chi fossero i mandanti, ma tutti e tre i colpevoli, Talmadge Hayer, Norman 3X Butler e Thomas 15X Johnson, erano membri della NOI. Tutti furono giudicati colpevoli e incarcerati. Butler uscì sulla parola nel 1985, fondò una moschea e si proclama tutt’oggi innocente; Johnson ha cambiato nome in Khalil Islam ha abbandonato la NOI e si è convertito alla corrente sunnita, muore nel 2009; Hayer fu rilasciato nel 2010 sulla parola

I funerali di Malcolm X si celebrarono il 27 febbraio 1965 ad Harlem, uno dei quartieri neri di New York. In quel giorno la città si fermò paralizzata da un’affluenza da record con oltre un milione di partecipanti.

Malcolm X divenne grande soprattutto grazie alla sua morte. Infatti non fece conquiste grandiose per il popolo afroamericano, ma probabilmente le avrebbe potute fare in quella parte di vita che non ha potuto vivere. La sua nuova visione del mondo, che non negava il diritto all’esistenza dei bianchi, ma che semmai propugnava l’uguaglianza dell’uomo di fronte a Dio, si era sostanzialmente avvicinata al pensiero di Martin Luther King. Entrambi moriranno proprio nel momento in cui le cose, per un motivo o per l’altro stavano cambiado. X sapeva che mettendosi contro la Noi, si sarebbe messo contro un “cartello” della fede, ma andò avanti similmente a King. Entrambi morti prematuramente, restano il simbolo di un popolo che ha rialzato la testa e di un’epoca di cambiamenti epocali per la civiltà umana.