Una Storia per 7 giorni: Sandro Pertini

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Il 24 febbraio 1990 moriva a Roma quello che è stato probabilmente il Presidente della Repubblica più amato della storia italiana: Sandro Pertini. Nato a Stella, in provincia di Savona nel 1896, è stato una figura unica nella storia politica tricolore. Partigiano e patriota visse la gioventù con la famiglia benestante, e partecipò alla Prima guerra mondiale come soldato semplice, pur essendo neutralista.

Nel 1923 si laureò in giurisprudenza a Modena, e successivamente in Scienze sociali a Firenze. L’adesione al socialismo arrivò con ogni probabilità proprio all’indomani della Grande Guerra e non lo abbandonerà più.

Su di lui e sulle sue idee politiche, influì certamente il periodo di esilio fra Ponza, Pianosa, Tremiti e Ventotene sotto il regime fascista. In questo periodo Pertini fu a stretto contatto con Antonio Gramsci di cui divenne, a dispetto delle idee politiche diverse, molto amico. Emblematica è la vicenda che lo portò a quella che si può considerare come l’unica “rottura” con la madre, alla quale era molto legato. Maria Giovanna Adelaide Muzio, sua madre appunto, scrisse a Mussolini chiedendo la grazia per lui, ma Pertini a sua volta scrisse al Duce dissociandosi dalla richiesta della madre: “Sento che macchierei la mia fede politica, che più d’ogni cosa, della mia stessa vita, mi preme” scrisse nel 1933.

Fu liberato nell’agosto del ’43, poco dopo la caduta di Mussolini. Appena fuori dalla prigione, si recò dalla madre a Stella e poi a Roma per ricostruire il Partito Socialista Italiano di Unità Proletaria, e inizio la sua attività di partigiano armato combattendo contro i tedeschi a Roma. Catturato nuovamente riuscì a fuggire nel gennaio del 1944 proprio quando i nazisti stavano per decidere di inserirli nella lista dei condannati a morte che sarebbero stati fucilati alle Fosse Ardeatine.

Alla fine della guerra si sentì disonorato dallo spettacolo macabro di Piazzale Loreto e nel 1946 sposò la giornalista e staffetta partigiana Carla Voltolina. La sua carriera istituzionale si può dire che inizi nel 1968 con la presidenza della Camera dei Deputati, primo passo storico visto che sarà il primo non democristiano a ricoprire questo incarico.

Non solo, infatti se il ’68 è un anno simbolo per quello che ha rappresentato culturalmente, è proprio con Pertini alla Camera che inizia il periodo della contestazione, delle stragi e del disicanto post boom economico. Pertini non abbandonò mai in quegli anni il suo modo di comunicare netto, fuori dai denti. Quando Aldo Moro fu sequestrato e poi ucciso dalle BR, Pertini indicò in una lettera che se  anch’egli fosse stato rapito non avrebbe voluto alcuna trattativa.

Il 15 giugno 1978 il Presidente Giovanni Leone, si dimise fra mille polemiche e insinuazioni, per la prima volta nella storia dell’Italia repubblicana. Così dopo 16 scrutini saltò fuori il nome di Pertini che ottenne la più alta maggioranza in una votazione presidenziale. “La libertà non può mai essere barattata” disse alle Camere riunite nel giorno della sua elezione.

Da Presidente non visse mai al Quirinale, ma continuò a vivere nell’appartamento in  affitto in piazza Fontana di Trevi. Mise subito in chiaro che il partito sarebbe rimasto fuori dalla sua porta, che dal momento in cui avesse giurato, sarebbe stato semplicemente il primo dei cittadini italiani, ma uguale ad essi.

Divenne presto popolarissimo, la gente che lo incrociava per strada lo salutava come se fosse un vicino di casa e da lui riceveva sempre una parola. Fu in qualche modo un sovversivo, non rispettava tutte le regole del protocollo, ma proprio per questo riuscì a riavvicinare le persone allo Stato.

Pertini fu certamente un politico sui generis, nessuno prima e né dopo di lui, saprà comunicare in modo così schietto e netto ciò che pensava. La sua idea di libertà e di onestà intellettuale, varcava i confini che si creano fra il mondo della politica e quello reale, per questo riusciva anche ad essere compreso e amato da un vasto pubblico.

Ciò che diceva lo diceva molto bene, non solo perché era un bravo oratore, ma perché era stato combattente, operaio, muratore, carcerato, politico, marito insomma era un italiano integro e formato dall’esperienza, spesso dolorosa, ma che non gli aveva lasciato odio nel cuore, bensì la voglia di dare nuovo slancio all’Italia.

Di lui restano i discorsi, le immagini di vicinanza agli italiani nella gioia e nel dolore, simbolo di un matrimonio con l’Italia che non ha mai lasciato.