L’ampliamento della discarica consortile dei rifiuti di Novi Ligure ha rischiato di essere affidato a una ditta legata alla ‘ndrangheta.

A testimonianza del fatto che è sempre più sbagliato parlare di infiltrazioni della criminalità organizzata poiché la medesima è ormai parte integrante del sistema economico (e politico) nazionale, un’impresa che fra i soci vanta un imprenditore già arrestato per legami con la mafia calabrese ha potuto partecipare alla gara indetta nel marzo dello scorso anno dalla Srt, gestore della discarica novese, e classificarsi seconda nel giugno successivo all’apertura delle buste.

È quello che risulta dalla sentenza del Tar che ha respinto il ricorso presentato dalla calabrese Italcostruzioni srl contro l’aggiudicazione dei lavori di potenziamento della discarica alla Edilnord di Casale Monferrato, decisa da Srt. L’”ammasso” di rifiuti doveva infatti essere innalzato di 4 metri in due dei vari comparti in cui è suddiviso. L’offerta della società casalese è risultata la migliore, ottenendo 55 punti, mentre la Italcostruzioni si è piazzata di poco al di sotto, con 52,21 punti. Quest’ultima, nel ricorso presentato al Tar, ha contestato la legittimità dell’aggiudicazione sostenendo che la Edilnord non avrebbe conteggiato nella sua offerta il prezzo per il trasporto del materiale argilloso necessario all’intervento e neppure i consumi per gasolio e trasporto. Inoltre, secondo i legali della seconda classificata, la commissione di gara non sarebbe stata composta da soggetti qualificati a valutare le offerte.

Questioni respinte decisamente dai legali di Srt i quali, nella camera di consiglio del settembre scorso annunciavano di essere in possesso di una informativa del marzo 2016 negativa nei confronti di Francesco Cataldo, socio della società ricorrente, già arrestato nel 2014 in quanto ritenuto imprenditore di riferimento nel settore dei lavori pubblici della cosca “Commisso di Siderno”, associazione per delinquere di stampo mafioso di tipo ‘ndranghetista. Situazione che, a quanto pare, non ha impedito al Cataldo di figurare, anche successivamente, come socio della Italcostruzioni. I giudici del Tar, nell’udienza di merito, hanno definito inammissibile il ricorso della Italcostruzioni proprio per quanto emerso sui rapporti con la ‘ndrangheta. Il 24 marzo 2016 altre società di cui era socio Cataldo erano state colpite da interdittiva antimafia. L’impresa calabrese, secondo quanto riporta la sentenza del Tar, aveva ottenuto le certificazioni e le qualificazioni necessarie alla partecipazione alla gara indetta da Srt “utilizzando i requisiti conferiti dal ramo d’azienda della ditta individuale Cataldo Francesco”, ditta colpita da interdittiva antimafia. Nel dicembre scorso lo stesso Cataldo è stato infine colpito dal divieto temporaneo di esercitare e dirigere imprese, in quanto segnalato per corruzione per atto contrario ai doveri d’ufficio: è accusato di aver pagato per ottenere le suddette certificazioni e qualificazioni, pur non avendo i requisiti di legge. Infine, nello stesso mese la Prefettura di Reggio Calabria ha emesso un’interdittiva antimafia a carico della Italcostruzioni. La Srt dovrà essere risarcita dall’impresa calabrese con 4 mila euro.

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