In Val Lemme le api uccise dai trattamenti agricoli. Panella: “Sposto gli alveari nell’Ovadese”

Il Consorzio tutela del Gavi: “Battaglia giusta ma i controlli spettano alla Regione. Disponibili a mettere gli alveari-sentinella nelle vigne”.

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Gli alveari dalla Val Lemme verso l'Ovadese

Gli alveari di Francesco Panella dalla Val Lemme all’Ovadese. Il famoso apicoltore, già presidente dell’Unione Nazionale Associazione Apicoltori Italiani e titolare della sua storica azienda di Tassarolo, ha preso una decisione drastica per evitare di perdere le sue amate api. “Nel 2016 – racconta – c’è una stata una pesante moria di api a Pratolungo di Gavi. Avevo portato lì le arnie durante l’estate, come ogni anno.

Non si è capito per colpa di chi, ma la diffusione dei trattamenti nei vigneti ha causato la morte di tantissime api. Questo dopo che da anni, grazie alla grande disponibilità del Consorzio tutela del Gavi, si era avviato un rapporto costruttivo con i produttori vitivinicoli”. I “veleni” utilizzati nelle vigne per combattere parassiti, malattie e soprattutto la flavescenza, sono da sempre un problema per l’ambiente in generale, visto che fanno strage di insetti e non solo.

Francesco Panella
Francesco Panella

Panella, giovedì scorso, ha tenuto una bellissima lezione al liceo Pascal di Ovada davanti a decine di studenti dell’indirizzo Agrario. “Noi uomini – ha detto – insieme agli altri vertebrati rappresentiamo il 3% delle specie viventi sulla terra e ne stiamo distruggendo l’80%, cioè gli insetti. Come? Soprattutto con l’agricoltura. In questo settore non si parla più di “agronomia” per indicare le regole con cui si coltiva ma di “agrochimica”, con la quale stiamo avvelenando tutto. Pensate che l’acqua più inquinata in Italia è in Trentino Alto Adige, sulle Alpi, a causa del veleni diffusi per la coltivazione delle mele”.

Le farfalle sono diminuite del 60% in vent’anni, gli uccelli sono a rischio poiché ci sono meno insetti. Dal 2000-2005 hanno cominciato a sparire le api, un vero “motore” in grado di far funzionare il ciclo della fioritura. Perché? “Bayer, Dupont, Syngenta, Monsanto: sono loro la causa”, ha detto Panella indicando i nomi delle multinazionali che producono i pesticidi per l’agricoltura. Una volta c’era il ddt, poi bandito perché pericoloso. Oggi, ha spiegato ancora l’apicoltore, “ci sono nuove molecole di insetticidi che con quantità minime hanno gli stessi effetti del ddt: un grammo di neonicotinoidi vale come sette chili di ddt. Questi veleni sono estremamente più efficaci e quindi pericolosi per l’ambiente e per l’uomo”.

I vigneti del Gavi
I vigneti del Gavi

Nei vigneti i trattamenti contro la flavescenza sono obbligatori per legge. Negli anni scorsi, proprio grazie all’allarme lanciato da Panella e dagli apicoltori, il Consorzio ha indicato ai produttori i periodi dell’anno in cui diffondere le sostante nelle vigne in modo da causare meno danni possibile alle api.

Non tutto è andato per il meglio e le morie sono continuate, almeno in parte. “Nell’Ovadese – dice Panella – si fanno meno trattamenti nelle vigne poiché il Dolcetto non ha la produzione e la forza economica del Gavi. Solo per questo è una zona ancora buona per le api. Il problema non è certamente il Consorzio tutela del Gavi ma l’assenza di controlli sulle modalità dei trattamenti da parte della Regione”.

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Maurizio Montobbio

Maurizio Montobbio, presidente del Consorzio, dice: “Di recente abbiamo incontrato i dirigenti di Aspromiele Piemonte, l’associazione dei produttori del miele, per discutere nuovamente del problema. Noi sosteniamo la loro battaglia poiché è anche la nostra: la presenza delle api nelle vigne va preservata insieme alla salute di chi opera fra i filari. Le aziende sono obbligate a fare i trattamenti e noi possiamo solo consigliare loro i tempi e i modi di questi interventi. I controlli spettano alla Regione e noi vogliamo che la regole vengano rispettate nell’interesse di tutti”.

Panella e gli apicoltori hanno proposto di sistemare un alveare-sentinella per ogni ettaro di vigneto per vedere se le api sopravvivono: in questo caso quelle vigne saranno sostenibili dal punto di vista ambientale. “Noi siamo assolutamente disponibili per questo progetto – conclude Montobbio – e speriamo che la Regione conceda i fondi agli apicoltori per attuarlo. Un ambiente sano è un vantaggio per il nostro vino”.