La Seva contro le regole che tutelano bianconi, aquile e gufi

Eolico a Fraconalto: la società proponente porta la Regione davanti al Tar per il divieto di costruire torri a meno di un chilometro dal Parco.

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La Seva gioca ogni carta a sua disposizione pur di vedere realizzato l’impianto eolico proposto sul Monte Pioggio, a Fraconalto. Dopo aver ottenuto dalla Provincia numerose proroghe dell’iter che hanno evitato la bocciatura del progetto, ora la società di Milano ha impugnato la delibera della Regione che impone una distanza di un chilometro dai confini del sito di importanza comunitaria (sic) Capanne di Marcarolo, l’area istituita dall’Unione europea, ulteriore ai confini del Parco dell’Appennino Piemontese, per tutelare in particolare la rotta migratoria dei volatili che dal Mar Ligure salgono verso il Nord Europa.

Nella zona del monte Poggio passa l'Alta via del monti liguri
Nella zona del monte Poggio passa l’Alta via del monti liguri e si trova la sorgente del Lemme.

Il cosiddetto corridoio di migrazione primaverile viene definito il più importante a livello regionale e nella zona del monte Poggio, oltretutto, transitano e nidificano specie quali il biancone, rapace simbolo del parco appenninico, l’aquila reale e il gufo reale, oltre ai pipistrelli. Tutti potrebbero essere danneggiati o uccisi dalla torri eoliche, alte 130 metri e previste a soli 150 metri dai confini del sic. L’impatto con la rotta migratoria sarebbe quindi sicuro, per questo il Parco da tempo ha dato parere negativo all’installazione dell’impianto industriale vicino al passo della Bocchetta ma Seva, alla quale fanno gola gli incentivi statali per le energie rinnovabili, ha dalla sua i sindaci dell’area protetta, a favore delle torri eoliche in nome di un presunto sviluppo.

Nella riunione della Comunità del Parco della scorsa settimana, l’azienda ha fatto sapere che depositerà in Provincia il progetto modificato, con una torre in meno. Quindi saranno sei anziché sette. Ha inoltre annunciato ricorso al Tar contro la delibera regionale. Secondo i legali della società, l’atto della Regione va annullato poiché, contrariamente a quanto recita, non sarebbero stati coinvolti né gli enti locali né i “soggetti economici” del territorio (categoria di cui seva ritiene di far parte) nella redazione del testo di legge. Inoltre, Seva sostiene che le regole statali sulla conservazione degli habitat dei sic non escludono automaticamente gli impianti eolici dalle loro aree esterne ma impongono studi per valutare misure di mitigazione che l’impresa ha già proposto in passato: spegnimento delle pale eoliche nel periodo di migrazione e verso sera, quando i pipistrelli escono all’aperto. Soprattutto, però, secondo Seva, nella zona del monte Poggio non passa la rotta migratoria si cui insistono Regione, Parco e persino l’Unione Europea, che ne ha imposto la tutela.

I componenti di torri eoliche stoccate a Novi Ligure
I componenti di torri eoliche stoccate a Novi Ligure

Intanto, in un capannone a Novi Ligure sono stoccati da qualche tempo i componenti di un impianto eolico. Il progetto di Seva è l’unico in corso di valutazione, da ben cinque anni, in provincia di Alessandria ma l’azienda, davanti ai sindaci e agli amministratori del Parco dell’Appennino, ha smentito di essere la titolare di tali componenti.