A Castelnuovo Scrivia il Compianto torna al suo splendore.

Le sei statue in legno appartenenti alla confraternita di San Desiderio sono state restaurate grazie alle Fondazioni e ai contributi dei cittadini. Venerdì la presentazione

0
627
Il Compianto prima del restauro (foto Bloise)

A Castelnuovo Scrivia c’è attesa per vedere il risultato del restauro del gruppo del Compianto, sei statue in legno appartenenti alla confraternita di San Desiderio custodite nella chiesa di San Rocco. Venerdì 13 dicembre, alle 20,30, nella chiesa di via Dante, si terrà la presentazione dei lavori, finanziati al 50% dalla Fondazione San Paolo di Torino, per quote inferiori dalle Fondazioni Cr Tortona e Cassa di risparmio di Torino. Il restante 30% è arrivato dalle donazioni di cittadini, imprese e associazioni. Il restauro è stata eseguito dalla ditta Nicola di Aramengo, famosi restauratori astigiani che, insieme alla Soprintendenza, hanno riportato all’origine i colori di queste statue risalenti, secondo Antonello Brunetti, storico castelnovese, a un periodo che va dalla seconda metà del Cinquecento all’inizio del Seicento. “Le ridipinture, in più stesure – come si legge nella relazione della ditta Nicola – cambiando i colori degli abiti, ne avevano completamente stravolto anche l’iconografia. Lo scoprimento ha riportato in luce l’originale: la Madonna vestita, come di consueto, di rosso con il manto azzurro e il San Giovanni vestito di rosso con il manto verde”. Il restauro ha comportato anche ricostruzioni, stuccature e una reintegrazione pittorica.

Nelle statue di San Giovanni e nel Crocifisso sono riemerse le dorature. Non si tratta di un unico nucleo di statue bensì di tre gruppi (Madonna, San Giovanni e Maddalena; Madonna e San Giovanni; Crocifisso) di tre autori diversi. Spiega Brunetti: “All’epoca Castelnuovo era diviso in due parti per motivi di potere ed economici, ossia in Reggenti e Separati. Due confraternite rappresentavano gli agricoltori e i mercanti (La Misericordia e Sant’Antonio), un’altra, quella di San Rocco, la nobiltà. A metà Settecento i Savoia eliminano questa suddivisione, sciolgono le prime due confraternite e trasferiscono arredi e opere d’arte tutte in San Rocco, il che spiega perché questo Compianto sia stato realizzato a più mani”. “Il grande crocifisso – spiega ancora Brunetti – anticamente, considerato miracoloso, veniva portato in processione per implorare la fine delle sofferenze dovute alla peste o a epidemie di colera o malaria”. Le sei statue sono arrivate ieri a Castelnuovo Scrivia. Nella chiesa di San Rocco la sistemazione è provvisoria fino a fine febbraio, quando ritorneranno nella nicchia originaria, oggetto anch’essa di restauro.