L’11 settembre sono scaduti i termini per la presentazione delle candidature alla presidenza dei parchi regionali, fra cui le Aree protette dell’Appennino Piemontese, che in questi anni hanno acquisito dalla Regione la gestione di numerose nuove aree tutelate, dall’Acquese alla Val Borbera, compreso il nuovo Parco regionale di Carrega Ligure. L’ente si farà carico di siti di importanza comunitaria e zone di protezione speciale come le Strette del Borbera tra Borghetto e Cantalupo, i calanchi di Sottovalle tra Arquata e Carrosio, il crinale del monte Ebro-Chiappo a Cabella. Nell’Acquese, il Bacino del rio Miseria, tra Ponzone e Pareto, e le Langhe di Spigno, tra Merana, Spigno Monferrato e i Comuni astigiani di Mombaldone, Roccaverano e Serole. Da alcuni anni gestisce anche la Riserva del Neirone a Gavi. L’amministrazione uscente ha avviato l’assunzione di nuovo personale ma sarà necessario coinvolgere nella gestione un territorio vastissimo. L’ultima parola sulla nomina del presidente e dei consiglieri spetta alla Regione, governata dal centrodestra, ma il territorio, seppure in maniera non vincolante, può dire la sua. Il presidente in carica, Dino Bianchi, si è ripresentato per un nuovo mandato.

Dino Bianchi, presidente del Parco dell'Appennino Piemontese
Dino Bianchi, presidente uscente delle Aree protette dell’Appennino Piemontese

La sua prima esperienza ha visto, fra l’altro, una contrapposizione con i sindaci per via del progetto di impianto eolico di Fraconalto: l’Appennino Piemontese ha applicato le regole a tutela delle rotte migratorie dei volatili chiedendo di spostare le torri più lontano dai confini del Parco Capanne mentre i primi cittadini hanno sposato in toto le richieste dell’impresa proponente, la Seva, che si è poi rivolta al Tar. Un altro nome ufficiale per la presidenza dell’ente è Danilo Repetto, attuale vicepresidente, già sindaco e oggi consigliere comunale a Casaleggio Boiro, più volte in contrasto con Bianchi, in particolare sulla nuova sede di Bosio dell’Appennino Piemontese. Il terzo nome è quello di Gianni Repetto, alla presidenza dell’allora Parco Capanne dal 2001 al 2011, periodo nel quale l’ente ha iniziato a funzionare a vantaggio del territorio dopo vent’anni di boicottaggio da parte dei sindaci. La sua candidatura è sostenuta dal Comune di Voltaggio. Nell’ultima riunione della comunità delle aree protette, il sindaco Giuseppe Benasso ha consegnati ai presenti un documento nel quale si ritiene che Repetto “sia in grado di dialogare con tutte le parti in causa e di trovare soluzioni partecipate, coinvolgendo sempre tutti i Comuni alle varie questioni da risolvere che si presenteranno. E siamo altresì convinti che, grazie alla sua visione del territorio come insieme, riuscirà finalmente a promuovere in modo complessivo e integrato, mettendo al centro sia la vita e il lavoro di chi lo abita sia l’ambiente, questo nostro straordinario e affascinante Appennino Piemontese”.

Gianni Repetto
Gianni Repetto

Voltaggio ritiene che “questa scadenza sia cruciale per il futuro dei nostri territori e che i Comuni interessati debbano impegnarsi a dotare l’ente di un livello qualificato di gestione politico-amministrativa, in grado di affrontare una situazione complessa come quella delle aree a cui esso sovraintende, per le quali va trovato un raccordo sostanziale che le valorizzi globalmente, affinché possano esprimere le proprie potenzialità che per ora sono emerse in modo soltanto frammentario”. Due le condizioni, secondo l’amministrazione voltaggina: “Una piena adesione partecipativa dei Comuni su cui insistono tali aree e una gestione politico-amministrativa all’altezza di tale compito. Per quel che riguarda la prima, occorre dire che le norme legislative non consentono una partecipazione diretta di tutte le aree interessate alla gestione politico-amministrativa, in quanto i Comuni su cui alcune di esse insistono hanno soltanto un ruolo consultivo e non decisionale all’interno dell’Ente. A questo proposito, crediamo che le norme di composizione del Consiglio Direttivo dell’Ente debbano essere riviste per dare concretamente voce a tutte le tipologie degli attori in causa, se davvero si vuole creare uno spirito territoriale collettivo. La seconda condizione necessaria è assicurare all’ente una gestione politico-amministrativa qualificata, basata sul merito, autonoma e indipendente.

Un'immagine dell'Antica fiera del bestiame di Capanne di Marcarolo
La fiera del bestiame di Capanne di Marcarolo, recuperata dal Parco

Vista la complessità della situazione, occorrono persone capaci, con esperienze consolidate di gestione di territori come le aree protette, con una visione prospettiva di ampio respiro; persone che abbiano una cultura del territorio profonda e che siano in grado di raccordarla con quella più generale a livello nazionale ed internazionale in un fervido dialogo di idee e di iniziative”. I rumors, oltre ai tre candidati “locali”, parlando anche di due esponenti politicamente targati Lega, che avrebbero quindi l’appoggio della maggioranza che governa la Regione. I rischio è che questi nomi non siano però condivisi dal territorio. C’è poi la questione della composizione del Consiglio, citata da Benasso, attualmente con cinque componenti compreso il presidente: troppo pochi per un territorio così vasto.

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