La questione della sede unica sarà probabilmente il primo argomento che la nuova amministrazione delle Aree protette dell’Appennino Piemontese affronterà. A Bosio sono già stati appaltati diversi interventi nell’ex asilo, dove l’ex presidente Dino Bianchi, insieme alla maggioranza del Consiglio in carica fino al 30 dicembre scorso, intendeva riunire le sedi di Lerma e quella attuale di Bosio, destinata a diventare l’archivio di un ente che dai nove Comuni attuali (Voltaggio, Bosio, Gavi, Casaleggio Boiro, Mornese, Tagliolo Monferrato, Lerma con Carrega Ligure e Mongiardino Ligure ultimi arrivati) passerà a comprenderne circa venticinque, tenendo conto dei siti di interesse comunitario che dall’Acquese arrivano alla Val Curone, affidati in gestione dalla Regione. L’idea di Bianchi era di creare una sede più ampia per i nuovi assunti e più centrale possibile rispetto a un territorio vastissimo e, al contempo, risparmiare sui costi. L’ipotesi della sede unica è avversata da Carrega e Mongiardino, che chiedono una sede Carrega per il Parco dell’Alta Val Borbera, ma anche dal neo presidente Danilo Repetto, vice uscente, nominato dalla Regione a fine anno insieme al nuovo Consiglio, composto da Francesco Arecco per il Comune di Bosio; Marco Guerrini, designato dal Comune di Carrega Ligure; Giacomo Briata per le associazioni ambientaliste; Marco Moro per le associazioni agricole.

Danilo Repetto

Contrari al progetto anche numerosi sindaci, come spiega Bruno Aloisio, primo cittadino di Lerma e presidente della Comunità delle Aree protette, organismo che riunisce gli amministratori del territorio dell’Appennino Piemontese. “L’amministrazione uscente – spiega – ha previsto di spendere nell’ex asilo 50 mila euro ma ne serviranno molti di più, almeno qualche centinaia di migliaia di euro. Tutto è stato deciso senza tener conto del parere dei sindaci e ora si spera che il nuovo consiglio riveda questa operazione. Con le nuove assunzioni di personale le sedi attuali si sono rivelate senz’altro insufficienti, poi c’è la questione della sede di Carrega per il Parco della Val Borbera. Aspetti che dovranno essere affrontati con la nuova amministrazione”. Compreso, fa sapere ancora Aloisio, il progetto del museo dell’oro a palazzo Baldo: “Questo museo era già stato previsto a Lerma in un’altra sede ma tutto è saltato come è già avvenuto a Predosa e Silvano”. L’altro motivo di scontro tra i sindaci e Bianchi era stato l’eolico previsto a Fraconalto: i primi volevano l’ok alle pale proposto dalla società Seva in cambio di qualche opera compensativa, l’allora presidente ha applicato la normativa a tutela del Sic Capanne di Marcarolo, che imponeva una distanza di almeno un chilometro dai confini. Da tempo si attende la sentenza del Tar, al quale si era rivolta la Seva.

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