Un'immagine di Bosio

L’acqua di Bosio destinata anche ai paesi di Mornese, Casaleggio Boiro e Montaldeo non piace a tutti i bosiesi, parte una raccolta firme e l’amministrazione comunale deve correre ai ripari per spiegare le sue intenzioni. O meglio, le intenzioni della Comuni riuniti, la società pubblica di Belforte che gestisce l’acquedotto bosiese. Tutto parte dalla conferenza dei servizi convocata dall’Ato 6 alessandrino, l’ente che governa le reti idriche in provincia, per valutare il progetto della Comuni riuniti relativo al potenziamento delle sorgenti di località Friscellana, vicino al monte Tobbio. L’acquedotto, realizzato alcun decenni fa dal Comune di Bosio, all’epoca evitò al paese le frequenti carenze di acqua. Con un spesa di circa un milione di euro, la Comuni riuniti vuole portare acqua anche ad alcuni dei paesi dell’ex consorzio Madonna della Rocchetta, azzerare le perdite dell’attuale acquedotto di Bosio e anche gli oneri di acquisto dell’acqua per i Comuni di Mornese e Montaldeo, pari a circa 52mila euro all’anno corrisposti dalla Comuni Riuniti a Gestione Acqua, subentrata al consorzio Madonna della Rocchetta. Fra gli obiettivi, secondo quanto riporta la relazione generale del progetto, anche la produzione di energia idroelettrica con l’installazione di una turbina idroelettrica, che darebbe un utile di circa 20 mila euro annui. La maggiore disponibilità idrica consentirebbe alla Comuni riuniti di creare inoltre una dotazione di emergenza anche per il Comune di Casaleggio Boiro, che in caso di siccità ha già manifestato in passato problemi di approvvigionamento.

I Laghi della Lavagnina

Diffusa sui social la notizia della convocazione della conferenza dei servizi, molti bosiesi hanno iniziato a porsi delle domande sull’utilità di tale progetto per Bosio e chiesto maggiore partecipazione in questa decisione da parte di tutti gli enti. Nelle osservazioni già inviate e altre che lo saranno in futuro all’Ato 6 tramite una raccolta firme iniziata su Facebook, si evidenzia come un’alternativa a questo progetto sia l’uso dell’acqua del Lago della Lavagnina, che ha una capacità di circa 2 milioni di metri cubi d’acqua: nel protocollo d’intesa sottoscritto nel 2019 tra Regione, Provincia e Ato 6 si prevede proprio l’uso a scopo potabile dell’invaso, mentre, rilevano da Bosio, l’invaso viene utilizzato da Mediterranea delle Acque per scopi idroelettrici. Con quest’ultima operazione, sostengono i bosiesi, verrebbero risparmiati i soldi per il potenziamento dell’acquedotto. L’amministrazione comunale ha reagito con un manifesto diffuso in paese e firmato dal sindaco, Stefano Persano, manifesto che non sembra però mettere al centro l’oggetto delle critiche, cioè la mancanza di trasparenza e la richiesta di valutare l’alternativa della Lavagnina. Persano, infatti, sottolinea che “l’acqua a Bosio non mancherà, anzi, quella in eccesso verrà ceduta e venduta. Noi per l’acquedotto ci mettiamo la faccia. A breve organizzeremo un’assemblea per spiegare nel dettaglio l’intervento, di cui si è già parlato in sede istituzionale e in paese, poiché risale al 2016”.