Il Consorzio intercomunale dei trasporti (Cit) nella bufera nelle ultime settimane. Al centro dell’attenzione la situazione finanziaria, con un disavanzo di oltre 460 mila euro, che i sindaci, o almeno parte di essi, è stufa di dover ripianare con i soldi dei cittadini senza vedere all’orizzonte una soluzione. Ci sono poi le scelte dell’azienda in merito al nuovo orario, che vede penalizzata la Val Lemme. Partiamo da qui. A svelare il taglio di alcune corse è il gruppo di minoranza di Voltaggio, Voltaggio da vivere. Il 30 agosto è stato inviato ai Comuni facenti parte del Cit l’orario della stagione invernale 2018/2019, in vigore dal 10 settembre, dal quale emerge la cancellazione di due corse da Gavi per Busalla e ritorno, passando per Voltaggio. “Soppressa – evidenziano i consiglieri – anche la corsa delle 12,30 da Voltaggio per Molini con ritorno da Molini alle 13,10”. Il gruppo aveva scritto il 28 agosto al Comune per sapere quale fosse stato l’argomento di un incontro il tra il sindaco Michele Bisio e i rappresentanti del Cit e il primo cittadino aveva risposto, anche tramite Facebook, di aver “analizzato problematiche relative alla circolazione nel nostro Comune”, senza entrare nel dettaglio.

Il gruppo di minoranza di Voltaggio

Così l’opposizione si è successivamente chiesta, sempre tramite il web, “perché il sindaco di Voltaggio ha consentito al Cit questi tagli? Si tratta di tagli unilaterali, che non ci risulta siano stati imposti dall’Agenzia Regionale della Mobilità, quindi evitabilissimi! Ogni corsa tagliata isola sempre di più Voltaggio. Il sindaco faccia ripristinare le corse tagliate”. Bisio ha replicato ancora su Facebook: “Il Cit prepara gli orari delle corriere in autonomia senza concordare in anticipo con i sindaci le eventuali variazioni. L’amministrazione comunale ha reagito alle scelte del consorzio e mi sto confrontando con con il Cit per trovare soluzioni che possano restituire ai cittadini di Voltaggio e Fraconalto i collegamenti che si vorrebbero sopprimere. Lo scorso anno, grazie all’azione dei due sindaci, la prima corsa per Busalla era stata ripristinata”.

Michele Bisio (a sinistra) sindaco di Voltaggio, con il segretario comunale Gian Carlo Rapetti
Michele Bisio (a sinistra) sindaco di Voltaggio, con il segretario comunale Gian Carlo Rapetti

Bisio ha ricordato inoltre che “il Cit ha chiuso il 2017 con una perdita di oltre 400 mila euro ed entro tre anni dovrà per legge raggiungere il pareggio. Non si può però pensare d raggiungere l’obiettivo tagliando esclusivamente le corse piccoli Comuni anche se la tratta per Busalla è utilizzata molto poco e saltuariamente”. Ad accendere le polveri sul Cit era stato, nelle settimane scorse, il sindaco di Serravalle Scrivia, Alberto Carbone, che aveva annunciato la decisione, per ora solo a parole, di cedere le quote che il suo Comune detiene nel consorzio, per via dell’eccessivo indebitamento. A ruota era seguito il primo cittadino di Arquata, Alberto Basso. “Nell’ultima assemblea del Cit – ha detto – con altri sindaci ho chiesto che non gravi sugli altri Comuni la spesa per il trasporto urbano di Novi Ligure, prima a carico solo dell’amministrazione novese. Giusto ripartire le spese tra tutti i soci ma in questo modo la situazione si era aggravata pur non avendo Arquata quel servizio ma solo l’extraurbano. Una situazione che è stata poi corretta. La nostra amministrazione è pronta a pagare anche qualcosa di più per mantenere le corse sul territorio ma serve senz’altro una decisione drastica, anche la vendita ai privati della maggioranza del Cit. Il trasporto pubblico è essenziale ma si deve pensare a una soluzione definitiva”.

A Gavi, nell’ultimo Consiglio comunale, dedicato all’assestamento di bilancio, il vicesindaco Nicoletta Albano ha evidenziato come la quota pagata dal Comune, per ripianare il bilancio del Cit “penalizzi eccessivamente Gavi. Noi siamo il secondo Comune come quote detenute e si deve pensare a un risanamento effettivo anche per tutelare i lavoratori: non si può proseguire in questo modo”. Il Comune, ha fatto sapere Albano, “ha accantonato a scopo prudenziale oltre 101 mila euro, una cifra peggiorativa rispetto al 2017”.

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