Comunità montane: addio con tempi diversi e contenziosi legali

Tra Acquese, Ovadese e Val Lemme quasi pronta la liquidazione, situazione ancora indefinita tra Val Curone e Val Borbera

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l'ex sede della comunità montana Appennino Aleramico Obertengo a Ponzone

Si avvicina la liquidazione delle Comunità montane ma con tempi diversi. Per la Appennino Aleramico Obertengo (nata nel 2010 dalla fusione scellerata tra Alta Val Lemme Alto Ovadese e l’acquese Suol d’Aleramo) la Regione ha detto sì al piano di riparto che definisce a quali Unioni montane verranno assegnati i beni e i debiti dell’ente. Il commissario Paolo Caviglia alla fine del 2016 ha concluso il suo mandato con la condivisione del piano da parte dei sindaci, e ora la palla è passata a un funzionario regionale che dovrà metterlo in atto.

lerma cantina
La cantina di Lerma

Il piano assegna gli edifici alle Unioni montane in base a un criterio geografico: la cantina di Lerma, per esempio, andrà all’Unione Dal Tobbio al Colma (ne fanno parte Bosio, Mornese, Montaldeo, Lerma, Casaleggio, Tagliolo, Cremolino e Molare). Per chi non si vedrà assegnare nessun bene, come l’Unione Val Lemme (composta da Fraconalto, Voltaggio, Carrosio e Parodi), è previsto un indennizzo economico di 80 mila euro,che sarà  incassato negli anni a venire. Mancano però ancora dei passaggi che potrebbe allungare ulteriormente i tempi. “Manca la formalizzazione del piano di riparto – spiega Bruno Merlo, sindaco di Parodi Ligure -, nel senso che, dopo l’ok della Regione e delle Unioni montane, bisogna renderlo concreto in modo che i beni vadano ufficialmente alle Unioni. Finora, infatti, sono ancora della Comunità montana”. Il piano della Appennino Aleramico Obertengo ha subito, fino al dicembre scorso, diverse revisioni per via delle numerose contestazioni, le ultime arrivate dalle Unioni dell’Acquese. Risolto anche il problema dei dipendenti: nessuno è rimasto disoccupato. L’Unione Val Lemme ha per esempio assunto Francesco Bisignano, già tecnico della Appennino Aleramico Obertengo, pagato per tre anni grazie agli incentivi della Regione, che coprono l’80% dello stipendio.

Il bob estivo di Caldirola
Il bob estivo di Caldirola

Situazione più indefinita invece nella ex Terre del Giarolo, tra Val Borbera e Val Curone: la Regione non ha ancora approvato il piano di riparto. L’unico ok è arrivato dall’Unione Valli Borbera e Spinti, di cui fanno parte Vignole, Grondona, Stazzano e Borghetto. “Per noi – spiega il sindaco vignolese Giuseppe Teti – il piano non comporta oneri particolari, solo il mutuo acceso a suo tempo dalla Comunità per la nostra scuola”. La voce secondo la quale la Regione avrebbe bocciato il piano redatto dall’ormai ex commissario Cesare Rossini viene smentita sia dagli stessi funzionari regionali sia da Teti: “E’ in corso una valutazione – dice quest’ultimo – da parte del dirigente chiamato a liquidare la Terre del Giarolo ma il problema principale è un altro: le altre due Unioni montane (Terre Alte e Valli Curone Grue Ossona, ndr), dopo l’uscita di vari comuni non raggiungono più il minimo dei tremila abitanti previsti dalla legge e, di fatto, non possono al momento diventare titolari di nessun bene”. Una volta risolta la situazione, l’Unione Terre Alte rischia però di sobbarcarsi la gestione di beni quali il Parco Avventura di Mongiardino, il bob estivo di Caldirola e i rifugi montani di Fabbrica Curone, finiti al centro di contenziosi legali o rivelatisi fallimentari dal punto di vista turistico. La Regione ricorda che dovranno farsi carico dei debiti della Terre del Giarolo anche i comuni rimasti fuori dalle Unioni. Al momento sono Rocchetta Ligure, Montacuto, Brignano Frascata, Avolasca, Castellania, Casasco, Costa Vescovato, Dernice, Gremiasco, Momperone, San Sebastiano Curone.