Dopo l’ok di ottobre da parte della giunta regionale, l’iter di istituzione del Parco naturale dell’Alta Val Borbera è partito in commissione Ambiente del Consiglio regionale nell’ambito dell’approvazione della modifica alla legge sui parchi. La proposta del Comune di Carrega Ligure di creare un’area protetta in sostanza su tutto il territorio comunale è stata appoggiata da quasi mille cittadini che hanno sottoscritto la petizione on line lanciata dal sindaco, Marco Guerrini, e punta a rivitalizzare il paese frenando lo spopolamento grazie a tutti i benefici previsti con un parco, a cominciare dal controllo (serio) della fauna selvatica che ostacola le sempre più poche attività agricole. La commissione ha avviato una consultazione on line sulla modifica alla legge sui parchi (http://www.cr.piemonte.it/web/crpnet/app/index.php/):

è possibile, entro il 15 dicembre, inviare osservazioni da parte di enti e associazioni di categoria, come ha fatto il Comitato per il territorio delle Quattro Province, che si è espresso a favore dell’accoglimento nel disegno di legge della nuova area protetta poiché, in questo modo, tra l’altro, la Regione “accoglie una forte e convinta richiesta avanzata dall’attuale amministrazione comunale, elaborata con un processo partecipato per un progetto ormai condiviso da una larga maggioranza degli abitanti, da molte associazioni e da tante individualità che frequentano o abitano il territorio”. Lo stesso comitato, nelle osservazioni al disegno di legge regionale, evidenzia però la situazione negativa di due dei tre siti valborberini facenti parte della Rete natura 2000, istituiti dall’Unione europea: i siti di importanza comunitaria (sic) Strette della Valle Borbera e Massiccio dell’Antola, Monte Carmo, Monte Legnà e la zona di protezione speciale (zps) Dorsale Monte Ebro e Monte Chiappo.

Le Strette del Borbera

Il comitato ha osservato che a oggi solo il sic Massiccio dell’Antola, Monte Carmo, Monte Legnà, quasi del tutto nel territorio di Carrega e nell’area del futuro Parco, ha una vera e propria gestione in atto da parte delle Aree Protette dell’Appennino Piemontese. Quest’ultimo ente ha si è già visto affidare gli altri due siti naturali ma finora, denuncia il comitato, c’è una situazione di degrado. Per la Zps Dorsale Ebro Chiappo, vengono segnalati “fattori di degrado ambientale che contraddicono la vocazione conservativa del sito, in particolare la pratica del fuoristrada a motore e un probabile problema di sovrapascolo, nonché a fenomeni di bracconaggio o pratiche venatorie irregolari”. Per le Strette del Borbera il problema principale emerge in estate con i bagnanti che frequentano il torrente senza una regolamentazione e una vigilanza adeguate, con le conseguenze che tutti possono vedere ogni anno nella bella stagione, a cominciare dai rifiuti abbandonati. Il comitato, per altro, “rileva l’alto livello di professionalità dimostrato dal personale addetto alla vigilanza dopo il passaggio del sic Antola, Carmo, Legnà in gestione alle Aree Protette dell’Appennino Piemontese, ma, al contempo, l’insufficienza numerica dell’ente”. Per questo, conclude il comitato, servono “significativi investimenti per aumentare il personale sia per la vigilanza sia per la pianificazione tecnica e dello sviluppo delle numerose potenzialità che il territorio esprime in termini di attività promozionali, naturalistico-ambientali, culturali ed economiche”.