Nella sanità della nostra regione mancano 4-5 mila infermieri.

Il dato emerso nella Commissione Sanità del Consiglio regionale: “Stipendi non adeguati”.

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4-5 mila: è il numero di infermieri che mancano in Piemonte. Un dato emerso nella Commissione Sanità del Consiglio regionale, dove sono stati ascoltati docenti delle Università di Torino e del Piemonte Orientale e rappresentanti dell’Ordine delle Professioni infermieristiche. Inoltre, gli immatricolati ai corsi di laurea negli atenei piemontesi non arrivano a coprire tutti i posti messi a bando, 1100 quest’anno, con un decremento della richiesta del 10 per cento. “Un trend in linea con quello nazionale – sostengono da Torino -, dovuto alla scarsa attrattività della professione per mancanza di prospettive di crescita e remunerazioni adeguate. Secondo quanto è stato detto, “l’attuale carenza di infermieri può essere superata rivedendo i modelli organizzativi, rimodulando le competenze e le attività di infermieri, operatori sociosanitari e amministrativi e valutando, ad esempio, gestioni infermieristiche degli ambulatori secondo linee guida condivise e l’impiego delle lauree magistrali e dei master nelle cure primarie, l’infermieristica di famiglia e di comunità e i processi clinici”.   Tra le questioni affrontate gli infermieri “in deroga” – quelli cioè che non hanno conseguito il titolo in Italia o che hanno un titolo non abilitante, che lavorano soprattutto nelle Rsa e nel privato accreditato – che spesso hanno difficoltà legate alla lingua; i limiti posti dal vincolo di esclusività per gli infermieri dipendenti nel pubblico; l’assenza di assegni per favorire i percorsi di studio, in particolare per i tirocini della laurea triennale. Non ultimo il tema dei salari bloccati.   “A differenza della scarsità dei medici – sostiene il Consigliere regionale Domenico Ravetti (Pd) -, che deriva anche da una sbagliata programmazione e dal mantenimento del “numero chiuso” del tutto scollegato dalla realtà, la mancanza di infermieri non è collegata al numero dei posti nelle università. Peraltro, c’è già stato un aumento da 15 mila a 20 mila posti offerti che, tuttavia, non vengono saturati a causa delle scarse iscrizioni. In Piemonte sono previsti 1100 laureati all’anno per i due atenei piemontesi, ma terminano il percorso di studi 6/700 studenti.  Per esempio, saranno 195 gli infermieri che, a novembre, si laureeranno in Università del Piemonte orientale (quindi compresa Alessandria), ma il fabbisogno previsto era 420. Purtroppo emerge che mancheranno sicuramente degli infermieri, ma soprattutto, in base ai dati attuali, mancherà il nuovo perimetro delle competenze e delle responsabilità necessarie. Si conferma che è sempre più necessario ripensare alla nostra sanità, ridisegnandola a partire dalla preparazione e dalla valorizzazione del personale”