L’indagine “Sistema”, 51 indagati nel 2015 per accuse come corruzione, turbativa della libertà degli incanti e della scelta del contraente in vari appalti, fra cui il Terzo valico, si è finalmente chiusa a Genova, dove la Procura ha chiesto il rinvio a giudizio per 36 persone. L’indagine dei carabinieri del Ros di Firenze vedeva al centro Ercole Incalza, l’ex dirigente del ministero delle Infrastrutture arrestato nel 2015, da decenni dominus del dicastero, più volte indagato e altrettante prosciolto. Insieme a Stefano Perotti, all’epoca direttore dei lavori del Cociv, Incalza avrebbe condizionato l’assegnazione degli appalti del Terzo valico, coinvolgendo anche Giandomenico Monorchio, altro direttore dei lavori del Cociv e figlio di Andrea Monorchio, ex ragioniere capo dello Stato, l’ex presidente di Italferr, Maria Rita Lorenzetti, e ad altre decine di indagati. L’indagine aveva portato alle dimissioni del ministro delle Infrastrutture Maurizio Lupi, il cui figlio era stato assunto da una società vicina a Perotti, a Genova, e aveva fatto emergere la vicenda del famoso rolex d’oro. Un presunto maxi giro di tangenti e favori.

Ercole Incalza

Dalle intercettazioni erano emerse anche le “tresche” tra Incalza, Lupi e altri per far sì che i soldi del Terzo valico non venissero destinati ai danni per l’alluvione del 2014 sul territorio alessandrino e genovese. Cosa prontamente avvenuta con la bocciatura di una proposta dei 5 stelle e persino di 70 esponenti del Pd in Senato, quest’ultima mai approvata. Secondo quanto riporta il quotidiano La Repubblica, i pm genovesi hanno chiesto il processo anche per Pietro Salini, alla guida di Impregilo Salini, proprietaria del Cociv, il consorzio di imprese che sta costruendo il Terzo valico. Salini è accusato di turbativa d’asta: secondo l’accusa ostacolò l’assegnazione di un appalto a un’impresa non gradita con una telefonata all’ora presidente del Cociv, Michele Longo, parole che secondo l’azienda di cui è titolare Salini “sono state male interpretate”. L’imprenditore avrebbe solo espresso preoccupazione nel caso in cui i lavori fossero finiti a un’azienda in difficoltà economiche. Per i pm deve essere processato anche Giandomenico Monorchio con il padre Andrea e ovviamente Incalza, accusato di turbativa d’asta insieme a Perotti e ai due Monorchio. Giandomenico deve rispondere anche di corruzione