4 milioni di metri cubi. Nelle intercettazioni registrate durante le indagini delle Procure di Roma e Genova sul Terzo valico salta fuori questa cifra: c’è chi l’ha riferita alla presunta quantità di amianto che, secondo i dirigenti del Cociv intercettati, il Cociv si ritroverebbe a gestire con la realizzazione della nuova linea ferroviaria. Una quantità mostruosa, dai costi elevatissimi non solo dal punto di vista ambientale e della salute della popolazione ma, soprattutto per il Cociv, per i costi enormi dello smaltimento nelle discariche autorizzate, situate soprattutto in Germania.

E da quello che emerge dai verbali degli interrogatori di Giampiero De Michelis, l’ex direttore dei lavori del Cociv arrestato a ottobre che ora ha deciso di vuotare il sacco, verbali resi noti da l’Espresso (con conseguente smentita del gruppo Fs), si deduce che il consorzio non abbia fatto proprio tutto in regola (per usare un eufemismo) allo scopo evidente di risparmiare qualcosa, visto che il già elevatissimo budget totale dell’opera, 6,2 miliardi, non consente altre spese ulteriori, neppure per l’amianto. Se si pensa che sui fronti di scavo sono i geologi del Cociv o da esso incaricati a stabilire quando e se intervenire in caso di presenza di rocce verdi, i dubbi aumentano ancora. De Michelis, secondo quanto riportato dal noto settimanale, ha dichiarato: “Il problema più grosso per il Cociv è l’amianto, soprattutto in Liguria”. “Ce n’é tanto”, ha confermato l’ingegnere accusato di essere a capo della cupola che si spartiva i sub appalti e che ammette di non sapere neppure dove veniva smaltito con esattezza, a parte la cava di Isoverde, a Campomorone (Genova). E ora i magistrati indagano sullo smaltimento delle rocce del Valico.

Mario Bavastro

Nel consorzio di imprese tutti erano consapevoli della questione, come dimostrano le frasi shock pronunciate da Ettore Pagani (“Tanto la malattia arriva fra trent’anni”) così come la frase riferita presumibilmente alla presenza di 4 milioni di metri cubi amianto ma politici e amministratori locali in generale, hanno fatto finta di nulla durante l’approvazione dei vari progetti. “Negli anni Novanta – ricorda Mario Bavastro di Legambiente – partecipai con l’associazione La Nostra Terra di Novi Ligure a un’audizione della Commissione di Valutazione di impatto ambientale del Ministero dell’Ambiente. In quella sede il geologo della Commissione disse a chiare lettere che nella realizzazione del Terzo valico sarebbe emersa la grave problematica dell’amianto. Quella commissione bocciò i primi progetti ma poi venne spazzata via dalla legge Obiettivo nel 2001, così l’opera venne approvata. Nel 2013 ricordo che a Genova, in un incontro pubblico alla Camera di Commercio, l’allora commissario del Terzo valico, Walter Lupi, disse che il problema amianto era inesistente, nel silenzio dei sindaci presenti”. Cravasco a Castagnola sono il simbolo delle difficoltà nella realizzazione dell’opera: nel cantiere di Fraconalto da circa due settimane lo scavo viene interrotto proprio a causa dell’amianto, in Liguria si procede a rilento.

Il cantiere di Radimero

Anche dopo gli arresti, cacciate le aziende accusate di corruzione, nei cantieri, seppure a rilento, l’attività è andata avanti con le maestranze e i mezzi del Cociv. A Radimero, nel Comune di Arquata Scrivia, lo scavo continua verso la Liguria e le montagne dove la probabilità di trovare amianto è elevata. Spiega il commissario straordinario Iolanda Romano, alla quale, prima delle dichiarazioni di De Michelis, avevamo chiesto un quadro della situazione dei cantieri: “A Radimero gli scavi della talpa procedono regolarmente e a Moriassi è in corso con lo scavo del camerone di imbocco Nord della galleria di Valico. Invece a Libarna, Serravalle, Novi Ligure e Pozzolo Formigaro i lavori sono fermi a causa della risoluzione dei contratti e il conseguente affidamento dei lavori tramite gare europee”. A Libarna, però, il cantiere nelle ultime settimane è avanzato con la cementificazione del piazzale e altri interventi. “Dopo aver risolto i contratti con 13 imprese – prosegue Romano – il Cociv ha assunto in alcuni casi direttamente i lavori, mentre per altri è in corso il riaffidamento tramite bando. Cociv è infatti subentrato direttamente in alcuni lavori per evitarne l’interruzione, come ad esempio nei servizi di trasporto delle terre da scavo sui cantieri Fegino e Polcevera e della fornitura di armature per gallerie. Negli altri casi la situazione è diversa a seconda che i contratti risolti rientrino nel 40% di opere (sull’importo contrattuale totale di Cociv) che il consorzio può svolgere direttamente o attraverso subappalti, oppure nel restante 60% che deve essere affidato attraverso bandi di gara europei”.

Il commissario del Terzo valico Iolanda Romano (a destra) con il prefetto Romilda Tafuri

Di recente il Cociv ha assicurato che le opere eseguite hanno rispettato i criteri di qualità, contrariamente a quanto emerso dalle indagini dello scorso autunno. A tal proposito Iolanda Romano spiega: “Le verifiche sulla qualità dei materiali e sulla corretta esecuzione delle opere sono state realizzate sia dalla Procura sia da Rete Ferroviaria Italiana attraverso i propri periti. L’iter giuridico in corso non consente di rendere pubblici gli esiti di tali perizie, ma posso confermare che mi sono state date rassicurazioni sulla correttezza dell’esecuzione”. Rassicurazioni che non emergono dall’interrogatorio di De Michelis, il quale non risponde al pm quanto questo gli chiede perché lui abbia cercato di nascondere il fatto che il cemento utilizzato era troppo liquido.

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