La Regione intende continuare a finanziare il cantiere del centro di documentazione della Benedicta, a Bosio, nonostante le numerose criticità emerse in questi anni e le ingenti somme spese finora ma non c’è chiarezza sulla destinazione finale dell’immobile. La conferma arriva dalla risposta che l’amministrazione regionale targata Pd ha dato all’interrogazione presentata dal consigliere regionale Paolo Mighetti (M5s). Come è ormai noto, il cantiere di Capanne di Marcarolo è stato aperto nel 2011 sotto i ruderi della ex cascina teatro dell’eccidio nazifascista del 1944. Numerosi gli stop al cantiere, anche per carenza di fondi. 750 mila euro la spesa sostenuta finora da Regione e Provincia, insufficienti a concludere l’edificio: infatti ne servono altrettanti, che i due enti sostengono di aver messo a bilancio ma restano forti dubbi su quali saranno le attività del centro di documentazione. L’accordo di programma sottoposto agli enti coinvolti (oltre a Regione e Provincia, anche le Aree protette dell’Appennino Piemontese, l’Unione montana dal Tobbio al Colma, il Comune di Bosio, l’associazione Memoria della Benedicta e il Sistema bibliotecario novese) parla di una sorta di archivio dedicato alla Resistenza e alla storia della comunità contadina di Capanne, destinazione che ha fatto storcere il naso a molti, vista la collocazione dell’edificio, a quasi 800 metri sul livello del mare e quindi poco utilizzabile per molti mesi all’anno, e vista la presenza di altre strutture del genere, a cominciare dall’Istituto per la storia della Resistenza di Alessandria, dal museo di palazzo Gazzolo a Voltaggio, molto più accessibili, e dall’Ecomuseo di Cascina Moglioni, a pochi passi dal sacrario della Benedicta.

Una scritta presente fino a poco tempo fa sui muri del cantiere di Capanne

Mighetti, nella sua interrogazione, ha messo in evidenza i forti dubbi espressi dal Consiglio delle Aree protette dell’Appennino Piemontese (poi in parte rientrati durante l’ultima seduta) e il possibile esposto alla Corte dei conti annunciato dal consigliere del Parco Mario Bavastro, nel caso i lavori del centro di documentazione riprendano. L’esponente dei 5 stelle ha quindi chiesto alla Regione se intenda continuare a finanziare tale progetto. L’amministrazione Chiamparino ricorda che da oltre un anno sono in atto contatti fra tutti gli enti coinvolti “per arrivare a un protocollo di intesa per definire modalità e tempi del completamento e dell’allestimento dell’edificio in funzione di una più chiara e concorde definizione della destinazione ultima e del piano di gestione a lavori ultimati”. Effettivamente, nessuna sa bene ancora a cosa servirà questo immobile da 1,5 milioni di euro. La Regione attende le indicazioni degli enti locali sul documento da sottoscrivere: i sindaci del Parco e l’ente hanno proposto che parte dei soldi ulteriori annunciati (750 mila euro) siano destinati alla sistemazione dei ruderi della Benedicta. “Mi sembra – commenta Mighetti – che le idee continuino ad essere poco chiare. Se bisogna modificare un progetto e impegnare le risorse stanziate direi che siamo parecchio indietro. Certo ci si trova di fronte a un problema creato da indubbia superficialità di chi ha iniziato il progetto. Non è semplice ma sicuramente è necessario confrontarsi e prendere una decisione”.

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