Che Guevara a teatro, tra storia e leggenda

A Variana stasera lo spettacolo “De tu querida presencia Comandante Che Guevara”, scritto e interpretato da Gianni Repetto.

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Uno spettacolo per ricordare un mito del Novecento, che continua a rimanere un riferimento per chi combatte contro l’imperialismo, a cinquant’anni dalla morte, avvenuta il 9 ottobre 1967 in Bolivia. Ernesto Guevara, detto il Che, quel giorno veniva ucciso dai militari boliviani, che ne mostrarono il cadavere come trofeo, facendo diventare il Che un’icona. Guevara, nato in Argentina, era stato insieme a Fidel castro uno dei protagonisti della rivoluzione castrista a Cuba, liberata dalla dittatura di Batista nel 1959. I ruoli di governo però gli andavano stretti, così decise di organizzare guerriglie di liberazione in tutto il mondo, come in Congo, e in Bolivia, esperienza che gli fu fatale. Nel 1997 alla sua figura dedicò una canzone anche Francesco Guccini.

Gianni Repetto

Stasera, invece, alle 21, nel circolo ricreativo “Amici di Variana”, a Variana di Grondona, andrà in scena “De tu querida presencia Comandante Che Guevara”, spettacolo teatrale scritto da Gianni Repetto, già autore di uno spettacolo dedicato a Fidel Castro, e messo in scena dalla compagnia “Il Contafóre”. Un atto interpretato, oltre che da Repetto, da Roberto Pochettini e Silvana Vigevani con musiche di Natalia Ratti, audio, proiezioni e rumori di scena di Franco Papaluca. “Il lavoro cerca di raccontare l’uomo Che in tutte le sue sfaccettature – ci dice Gianni Repetto – dal viaggio attraverso la “Maiuscola America”, a bordo della motocicletta “Poderosa”, con Alberto Granado, all’esperienza della Sierra Maestra e della rivoluzione cubana e, quindi, del suo rapporto con Fidel Castro, all’abbandono di Cuba per mettere in pratica il suo ideale di guerriglia internazionalista in Africa e in Sudamerica, alla relazione sentimentale con Aleida March, che divenne sua moglie in seconde nozze e gli diede tre figli, che ci consente di cogliere il Che nell’intimità degli affetti e di capire che anche per lui, al di là del mito dell’eroe, la separazione dai suoi famigliari per perseguire l’ideale rivoluzionario fu un grande sacrificio”.

“Rievocheremo – continua l’autore – i suoi ultimi giorni di vita, quando catturato dai ranger dell’esercito boliviano venne tenuto prigioniero nella scuola de La Higuera e poi giustiziato sommariamente per infrangerne la fama di invincibilità che ormai lo circondava. Ma questa decisione, con le foto del cadavere trasmesse da tutte le agenzie di stampa internazionali, non fece altro che accrescere il suo mito, cantato e raccontato da musicisti, poeti e scrittori di tutto il mondo, che possiamo sintetizzare in uno slogan che cominciò a circolare allora: il Che vive”. Lo spettacolo ha debuttato il primo ottobre a san Ponzo in valle Staffora, nell’azienda agricola di Lino Verardo.