Impugna l’ordinanza del sindaco di Molino dei Torti

"Per quei cavi sulla mia proprietà pretendo almeno un indennizzo"

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Non voleva che sul terreno di sua proprietà passassero i cavi elettrici per l’impianto di pompaggio, non senza, quanto meno, un indennizzo. Così Carlo Torti ha impugnato davanti al Tar l’ordinanza del sindaco di Molino dei Torti, Anna Fantato, che autorizza Eni ad interrare lungo una strada interpoderale la linea elettrica che serve ad alimentare le attrezzature per la bonifica del terreno, dove a novembre 2015 si era verificato un furto dall’oleodotto con sversamento di idrocarburi.

Carlo Torti è stato l’unico dei proprietari dei terreni su cui verte la strada interessata a non dare il benestare a Eni per la posa dei cavi elettrici. Così è scattata l’ordinanza del sindaco: i lavori dovevano proseguire, non si poteva andare avanti con il generatore mobile in attesa che Carlo Torti si decidesse a dare l’autorizzazione al passaggio della linea elettrica. Ne sarebbe derivato un danno per la situazione ambientale.

E adesso il Consiglio comunale ha dovuto approvare una variazione di bilancio di circa 8.500 euro per far fronte alle spese legali per la costituzione in giudizio dell’ente.

Il terreno è interessato da operazioni di bonifica per evitare che l’inquinamento si diffonda e contamini la falda utilizzata a scopo potabile dal Comune di Molino. A valle infatti c’è il pozzo dell’acquedotto, che pesca dalla falda superficiale, quella interessata dall’inquinamento.

I primi risultati delle analisi dell’Arpa, subito dopo la fuoriuscita di benzina verde dall’oleodotto Eni, indicavano che nell’acqua dei 5 pozzi controllati attorno al punto di sversamento non vi erano tracce di idrocarburi. «Nel tempo però il materiale si muove a seconda della falda e della pioggia – dice il direttore dell’Arpa, Alberto Maffiotti – e adesso è assolutamente necessario riuscire a contenere l’inquinamento per impedire che arrivi al pozzo dell’acquedotto. Ecco perchè è previsto come sistema di messa in sicurezza di emergenza delle acque di falda un impianto di estrazione di acqua dal sottosuolo, che per funzionare ha bisogno del collegamento elettrico. In alcuni piezometri infatti persiste la contaminazione da idrocarburi totali, benzene, xilene e toluene».

A presidio del pozzo dell’acquedotto, su indicazione dell’Arpa, è stato realizzato un piezometro che permette di controllare la situazione per evitare la distribuzione in rete di acqua contaminata e fino ad oggi è risultato conforme, ma in caso di inquinamento verrebbe chiuso con conseguenti disagi per la popolazione.

«Non si vuole bloccare nulla – dice l’avvocato Raffaella Pastore, che assiste Carlo Torti – tanto è vero che non abbiamo proposto nessuna domanda cautelare. E’ un problema di conoscenza, di capire quanto tempo durerà la bonifica e cosa sta succedendo. Perchè non è previsto un indennizzo?».