Una centralina idroelettrica in costruzione lungo lo Scrivia

Il proliferare delle centraline idroelettriche sui corsi d’acqua al centro dell’attenzione dei cittadini. Nelle valli appenniniche della nostra provincia diversi imprenditori (e in particolare una società del Novese) fanno incetta di autorizzazioni in nome della produzione di energia pulita ma, in realtà, a fare gola sono i contributi statali. “Oltre cento comitati e associazioni – scrivono dal Comitato per il territorio delle Quattro Province – hanno sottoscritto tre anni fa l’Appello nazionale per la salvaguardia dei corsi d’acqua dall’eccesso di sfruttamento idroelettrico. Come noto, la realizzazione e il funzionamento delle “centraline” comportano significativi impatti di natura ambientale (diminuzione della portata dei corsi d’acqua, alterazione degli ecosistemi). Con l’appello si è inteso reagire alla loro diffusione indiscriminata che, nonostante gli ingenti costi di installazione, avviene grazie alla normativa che remunera l’energia prodotta dalle centraline a un prezzo molto superiore a quello corrente, creando ampi spazi per speculare sugli incentivi (e una delle richieste dell’appello, rimasta inevasa, riguardava proprio la revisione del sistema di incentivi). E’ dunque indispensabile, per ogni impianto, accertare se esista un equilibrio tra costi (ambientali ed economici) e vantaggi (la sostituzione di energia prodotta da fonti fossili e inquinanti con energia rinnovabile)”.

Il Borbera

Il comitato cita come esempio l’impianto in costruzione sul Borbera, a Rosano di Cabella Ligure: “L’impatto del cantiere è già piuttosto vistoso, e perciò abbiamo richiesto informazioni circa le modalità con cui si sta lavorando alla realizzazione. In attesa di ricevere qualche risposta, notiamo che i progettisti, installando una turbina di 99 kilowatt di potenza, hanno stimato di poter produrre energia per circa 500mila kilowattore all’anno. Il nostro dubbio (felici se saremo poi smentiti) è che una simile previsione possa essersi basata su portate d’acqua decisamente sovrastimate. Analizzando i dati che il gestore dei servizi elettrici, il Gse, ha reso consultabili, per un analogo e vicino impianto, quello realizzato a Varzi sulla traversa sottostante il ponte sullo Staffora – continua il comitato -, con una potenza di circa 280 kilowatt, risulta un enorme scarto tra le previsioni di produzione (un milione di kilowattore all’anno) e di conseguenti ricavi, e i dati effettivi (nel 2016, in base ai ricavi da tariffa incentivata, la produzione dovrebbe essersi attestata su 40mila kilowattore)”.

L’argomento sarà al centro dell’incontro in programma oggi a Ovada, in piazzetta Cereseto, dove Legambiente presenterà il primo dossier sull’Idroelettrico. Alle 16,30 interverranno Vanda Bonardo, responsabile nazionale di Legambiente Alpi e curatrice del dossier; Gian Piero Godio, responsabile del settore energia di Legambiente Piemonte e i rappresentanti di Legambiente Ovadese.