Cantalupo Ligure. Nessuna celebrazione ufficiale per il partigiano Fjodor: era russo.

Il 2 febbraio 1945 moriva, per difendere la nostra Patria, ucciso dai nazisti l’eroe sovietico, ma ora non merita di essere ricordato.

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Non ci saranno discorsi ufficiali, né omaggi al monumento posto nel punto esatto in cui venne ammazzato dai nazisti il partigiano russo Fëdor (Fjodor) Poletaev, il 2 febbraio 1945. La commemorazione del tragico evento, occorso durante la battaglia di Cantalupo Ligure, è stata rispettata anche al tempo della pandemia con una cerimonia in forma ristretta, alla sola presenza delle autorità locali.

Fedor Poletaev

Oggi, a quasi un anno dall’aggressione putiniana all’Ucraina, l’amministrazione comunale di Cantalupo Ligure ha deciso di sospendere qualsiasi celebrazione. Ma che c’entra Fëdor con Putin? D’accordo non invitare le altre cariche russe, ambasciatori e consoli, ma ripeto la domanda: cosa c’entra Fëdor in questa guerra in-civile? Una guerra che contrappone il megalomane Putin all’ex comico, Zelensky, alle prese con una mega corruzione legata proprio alle armi, le stesse armi che americani, europei tra i quali anche italiani, continuano a inviargli, tutto questo mentre mentre infuoca l’intelligente dibattito se sia opportuna o meno la presenza di Zelensky al festival di Sanremo.

Insomma che c’entra Fëdor?  Lui, il partigiano russo ha una sua storia, una storia  che arriva da lontano; da un piccolo paese della Russia, Kastino, nella regione di Rjazan. Classe 1909, nel corso del secondo conflitto mondiale, Fëdor si arruolò nell’Armata Rossa, nella nona divisione di fanteria.

Nell’estate del 1942, la divisione fu accerchiata dai tedeschi. Poletaev fu ferito e fatto prigioniero. Iniziarono così per lui, due lunghi anni di trasferimenti da un campo di concentramento all’altro, per essere poi definitivamente inviato in Italia.  Nell’estate del 1944, Fëdor, insieme a un gruppo di prigionieri, riuscì a fuggire e a raggiungere la Val Borbera, per unirsi ai partigiani della brigata “Oreste”, della divisione partigiana “Pinan Cichero”.

Ritratto di Fëdor.

Partecipò a molte azioni contro i nazi-fascisti, fino alla battaglia del 2 febbraio 1945, quella di Cantalupo. Nel rigido inverno 1944, i nazifascisti produssero il massimo sforzo militare, per eliminare i gruppi partigiani dell’Appennino Ligure-Piemontese. Per mesi la Val Borbera, come le altre aree d’azione delle formazioni della VI Zona Ligure, fu sconvolta dai rastrellamenti. Azioni condotte con eccezionale dispiegamento d’uomini e mezzi, con violenza sistematica verso i civili: incendi, devastazioni, rapine, prese di ostaggi, stupri. Obiettivo, creare il vuoto intorno ai guerriglieri, stanare i partigiani dai loro rifugi e aprirsi la strada verso il comando partigiano di Carrega Ligure, sede della missione angloamericana. Il 2 febbraio 1945, una colonna nazista, il battaglione della famigerata “Turkestan”, forzò il blocco di Pertuso e occupò Cantalupo. I partigiani della “Oreste” prepararono il contrattacco, sebbene stremati dal freddo, dalle privazioni e dai continui scontri. Convergendo sul nemico lungo la strada, fuori dell’abitato che conduce al ponte di San Nazzaro, i partigiani ingaggiarono la battaglia nella neve alta sino alle ginocchia, una battaglia che probabilmente sarebbe finita nel sangue, se Fedor con un’azione di estremo coraggio, non avesse creato un diversivo, lanciandosi contro il nemico e intimandogli la resa in russo, lingua che i “mongoli”, conoscevano bene. Una raffica di mitra lo colpì in pieno petto, ma il suo eroico gesto determinò il successo di quella battaglia.

Al termine degli scontri, i nazisti subirono pesanti le perdite: 12 morti, 5 feriti, 41 prigionieri, oltre alla confisca di armi e munizioni.

La tomba a Staglieno

Fëdor venne sepolto nel cimitero di Rocchetta e in seguito le sue ceneri vennero trasferite al cimitero genovese di Staglieno, nel Campo perenne dei Caduti della Libertà. Il 25 aprile 1947 a Genova si tenne un meeting, nel corso del quale un rappresentante del governo italiano conferì al console sovietico una stella di bronzo – simbolo della brigata partigiana Garibaldi – con la preghiera di consegnarla ai familiari di Poletaev. Lo Stato italiano insignì Poletaev del più alto riconoscimento: la Medaglia d’oro al Valor Militare.

Nel 1962, su decreto del Presidium del Soviet Supremo dell’URSS, al sergente dell’Armata Rossa Poletaev Fëdor Andrianovich fu conferito il titolo postumo di Eroe dell’Unione Sovietica. Il 24 dicembre del 1970 nella città di Rjazan, nella via che porta il suo nome, gli fu dedicato un monumento. Come ha fatto Mosca e naturalmente Cantalupo.

Nel corso di questi lunghi anni a Cantalupo sono arrivate molte personalità di spicco del mondo politico per onorare la sua figura: la senatrice Tullia Carrettoni, il ministro Taviani, gli onorevoli, Romita, Goria, l’ex presidente della Camera Pier Ferdinando Casini e l’ex presidente russo Mikail Gorbaciov.

(Foto Massimo Sorlino)

Ancora a proposito di Fjodor.

Dopo la pubblicazione del nostro articolo sulla decisione del Comune di Cantalupo Ligure di cancellare la commemorazione ufficiale della battaglia dove morì, per mano dei nazisti il partigiano Fjodor, apprendiamo che l’Anpi, l’Associazione Nazionale Partigiani, già nei giorni scorsi, ha stabilito autonomamente di onorare l’eroe russo. Non solo ma, alla commemorazione che si svolgerà giovedì 2 febbraio, alle 9 del mattino, al monumento dedicato a Fjodor Poletaev, l’Anpi, insieme all’associazione Ryalge, l’associazione per l’interscambio tra la Russia e l’Italia,  ha anche invitato la Console Generale della Federazione Russa di Genova, Maria Vedrinskaya. Una decisione, quest’ultima, a mio avviso, inappropriata. Invitare un esponente del governo putiniano è stato inopportuno ed è probabilmente proprio per evitare questo genere d’inviti che il Comune di Cantalupo ha cancellato la commemorazione. Naturalmente è una considerazione personale ma, non vedo altro motivo plausibile.

Notizie storiche tratte da: Archivio Istituto Storico della Resistenza di Alessandria – Giambattista, Ponte Rotto ed. Colibrì, – Fondo sociale di F.A. Poletaev – Centro Ligure di Storia Sociale