(Immagine di repertorio)

La 15 Più Energia vuole avviare il cantiere delle maxi torri eoliche del progetto Monte Giarolo già quest’anno, al massimo entro il 2027, e propone 20 milioni di euro ai Comuni interessati per i circa 30 anni di attività dell’impianto. La società, nelle controdeduzioni alle osservazioni contrarie arrivate dal territorio, si dice pronta al dialogo e anche a modificare il progetto, proponendo soldi e compensazioni alle amministrazioni locali dopo che queste hanno tutte manifestato una forte contrarietà al progetto, considerato devastante sotto vari punto di vista. La 15 Più Energia sostiene di aver già contattato alcuni sindaci, senza però dire quali, mettendo sul tavolo le sue proposte.

Un atteggiamento che il Comitato per il territorio delle Quattro province, definisce “beffardo, quasi provocatorio” alla luce del contenuto delle controdeduzioni, giudicate “superficiali, spesso abborracciate o incoerenti rispetto ai rilievi, confuse e prive di uno specifico lavoro di analisi sui diversi argomenti”, dal rischio frane alla carenza di dati sulla presenza del vento sui crinali tra Val Borbera e Val Curone fino ai gravi problemi a cui andrà incontro il paese di San Sebastiano Curone a causa della viabilità modificata.
La disponibilità al confronto – dice il Comitato – spunta adesso, dopo che anche la seconda tornata di osservazioni e pareri ha mostrato una contrarietà al progetto unanime (si trattasse di istituzioni regionali e locali, di enti, di consorzi e attività produttive, di associazioni, di comunità culturali e religiose, di comitati o di semplici cittadini), motivata con argomentazioni irrefutabili, che mostrano come l’opera non sia sostenibile a tutti i livelli: paesaggistico, ambientale, economico, sociale e storico culturale.
Il versante verso la Val Borbera del crinale dell’Appennino interessato dal progetto
Suona perciò come offerta di una “mancia” – aggiunge – , offensiva per un territorio che da subito ha detto “no” ad una prospettiva di sicura e pesante devastazione, la parte delle controdeduzioni dedicata alle “opportunità” economiche derivanti da possibili intese su “misure compensative”, anche perché il discorso del proponente glissa su concetti ben noti nelle valli e già emersi anni fa, quando si discusse di altri simili progetti: esistono stringenti vincoli normativi circa i casi in cui è possibile stabilirle, queste compensazioni, ed anche circa la loro destinazione (in primis il fatto che deve trattarsi di compensazioni “di carattere ambientale e territoriale e non meramente patrimoniali o economiche”)”.
Secondo il comitato, quindi, l’approccio della società di Brescia sarebbe “un tentativo velleitario, un segno di debolezza, quando risulta ormai chiaro che l’unica logica conclusione di questa vicenda sarebbe il ritiro del progetto, nel rispetto della volontà democratica di un’intera popolazione e delle istituzioni che la rappresentano. Da
esse ci aspettiamo massima coerenza e determinazione nel ribadire la contrarietà più volte espressa all’impianto eolico industriale del monte Giarolo e nell’operare in tutti i modi e le forme consentite per impedirne la realizzazione, in primo luogo attraverso una stesura della legge sulle aree idonee corretta e trasparente”
Si attende il parere della commissione tecnica del Ministero dell’Ambiente, “che dovrà esaminare e dare il giusto peso a tutte le osservazioni e a tutti i pareri. La decisione del Ministro dell’Ambiente sarà poi assunta “di concerto” con il Ministero della
Cultura, che a gennaio si è espresso in modo fortemente critico, chiedendo di produrre una lunga serie di dati e di indagini ancora mancanti”, conclude il comitato.