“Per me è una deportazione“. Il sindaco di Gavi, Carlo Massa, ha definito così il trasferimento degli ospiti della casa di riposo di via Ospedale, già avvenuto, da parte dell’Asl Al in vista della chiusura da domani, 1° gennaio, dopo che il gestore, la Codess di Padova, ha deciso di cessare l’attività. In tutto, 35 persone sono state spostate altrove: gli anziani nelle case di riposo del territorio, i malati psichici nel Torinese, secondo quanto emerso dalla seduta del Consiglio comunale di ieri, 30 dicembre, dove è stato approvato un documento con il quale l’assemblea e l’amministrazione comunale si impegnano a evitare la chiusura definitiva della struttura. Un edificio che rappresenta un pezzo importante della storia di Gavi, come ha ricordato l’assessore Mario Compareti, essendo stato costruito nel XVII secolo dalla confraternita dei Bianchi: “In 400 anni ci sono stati molti momenti di difficoltà, sempre risolti. Come a inizio ‘900, quando la confraternita era rimasta senza soldi e l’allora ospedale fu salvato dalla creazione di un Ipab. Oppure nel 1967, quando vennero trovati soldi da una serie di benefattori per mettere a norma la struttura, come fece Bianchina Rebora, che donò tutti i suoi averi all’Ipab. Anche nel 1977-78 l’Asl puntava a chiudere la casa di riposo per creare un archivio ma l’allora presidente del comitato di gestione, Ottavio Bisio, si oppose fermamente. Ora dobbiamo fare altrettanto in onore dell’impegno dei nostri vecchi affinché l’Asl trovi un gestore e 200mila euro per la messa a norma“.

Il sindaco, rispondendo alle domande della minoranza, perplessa sulla mancanza di informazione in vista della chiusura, ha annunciato che il 24 dicembre in municipio c’è stato un incontro con un imprenditore del settore e l’Asl: “L’interessato ha preso tempo per fare le sue valutazioni. Da parte nostra dobbiamo mettere in campo tutte le iniziative per risolvere questa situazione tenendo una posizione netta contro la chiusura definitiva. Asl e Regione sono andate avanti dal 2018 con varie proroghe: siamo di fronte a una cattiva amministrazione, direi assurda“. Il documento è stato approvato all’unanimità. Massa ha infine annunciato che i sindacati hanno impugnato il trasferimento dei 35 dipendenti nelle Rsa gestite dalla Codess nel Torinese e in Liguria.
“I dipendenti – spiega il sindacato Cse Sanità – si dovranno licenziare, visto la presa di posizione della Cooperativa. Quest’ultima, se avesse dovuto licenziare i lavoratori, avrebbe dovuto pagare un ticket all’INPS di circa 1700 euro. Rimane invece un mistero, sul come una struttura di 58 ospiti sia sempre stata senza certificazione antincendio.
Grande assente in tutta questa situazione è stata la Regione Piemonte che, oltre a qualche dichiarazione giornalistica a fine propagandistico, da sinistra a destra è stata in totale silenzio per far spazio al privato”.
Stefania Gallo, Coordinatore Regionale CSE SANITA’ ed Alessandro Campanino, Componente Segreteria Generale CSE SANITA’-FLP e Responsabile nazionale SSAEP, commentano: “Anche in questo caso abbiamo lottato da soli contro tutti e contro i “soliti noti”, presenti ma non si è capito a quale scopo visto il totale disinteresse nei confronti dei lavoratori ma senza riuscirci.
Speriamo che la Politica e i politicanti tutti possano cambiare idea sul futuro del Pubblico in Sanità cercando di salvaguardare i lavoratori e gli ospiti, anche in ossequio alla nostra Carta Costituzionale così tanto decantata ma mai applicata, la Cse sanità sarà sempre dalla parte dei lavoratori”.








