Ammettiamolo: una certa pagina del nostro passato ha fatto schifo“. E’ uno dei passaggi dell’orazione della sindaca di Genova, Silvia Salis, ieri, 12 aprile, alla commemorazione dell’eccidio nazifascista della Benedicta. Davanti a centinaia di persone arrivata a Capanne di Marcarolo dalla provincia di Genova e da quella di Alessandria, la prima cittadina genovese, ha detto, tra l’altro: “Da 82 anni ci ritroviamo sui luoghi dell’abominio, dell’inumanità, della barbarie: i luoghi dove il tradimento divenne assassinio brutale. Di questi tempi è sempre bene rinfrescare la memoria, il dizionario della nostra democrazia. Perché le parole sono importanti, ma non bisogna avere timore di pronunciarle, o il dubbio di sbagliarle, o di risultare “divisivi”. Perché la verità non divide“.

Salis ha esortato a “dare un nome alle cose. I martiri della Benedicta non persero la vita. Furono uccisi senza pietà. E tanti tra gli assassini erano loro, nostri connazionali, compaesani, ex compagni d’arme. Ammettiamolo, senza paura e tentennamenti.

Silvia Salis e, alla sua destra, il sindaco di Bosio Domenico Merlo

Ammettiamo che una certa pagina del nostro passato ha fatto schifo. Fa male, ma non è difficile. Coraggio. I partigiani fucilati furono 154 e altri 190 furono deportati nei lager. Di loro, solo 35 fecero ritorno a casa….Perché ricordare la Benedicta significa anche rendere omaggio a tutte le vittime innocenti della violenza e della guerra, di ieri e di oggi. Ricordare la Benedicta non è un rito stanco, è un atto di ribellione contro l’indifferenza”.

Il sindaco di Bosio, Domenico Merlo, ha parlato di “esecuzione disumana” nel ricordare l’eccidio: “Qui alla Benedicta non ci fu una battaglia: i giovani partigiani che avevano scelto la libertà furono costretti dai carnefici a scavarsi la fossa da soli. Questo luogo è una ferita per l’umanità ma anche il fondamento della nostra repubblica”. Poi, la citazione del Presidente della repubblica Sandro Pertini: “Dietro ogni articolo della nostra costituzione ci sono centinaia di giovani morti nella Resistenza“.

Il giovane Edoardo Arecco di Parodi Ligure, alunno della classe terza della scuola media di Mornese, ha parlato in veste di sindaco del Consiglio comunale dei ragazzi di Mornese: “Grazie a quei ragazzi che ebbero il coraggio di opporsi a leggi ingiuste oggi viviamo in un paese in cui possiamo dire di essere contenti di essere nati. Il loro sacrificio non è stato vano”.