Draghi dice no al Comune di Sezzadio: i rifiuti industriali più vicini alla falda.

La Presidenza del Consiglio ha respinto l’opposizione presentata dal sindaco Daniele contro l’ok alla tangenziale. Contro la nuova strada e l’arrivo dei materiali a cascina Borio resta il ricorso alla giustizia amministrativa.

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L'area di cascina Borio dove è allestita la futura discarica (immagine di repertorio)

Il presidente del Consiglio Mario Draghi, o meglio, i suoi dirigenti, negano al Comune di Sezzadio la possibilità di una nuova valutazione del progetto della tangenziale. L’approvazione da parte della conferenza dei servizi, a fine 2021, ha aperto le porte al conferimento, non ancora avviato, dei rifiuti nella discarica di Sezzadio, allestita dalla Riccoboni sopra la falda acquifera di Sezzadio-Predosa, dalla quale si alimentano gli acquedotti di molti Comuni dell’Acquese. Il sito ospiterà terre da scavo, rifiuti da dimissione industriale, da trattamento rifiuti e da bonifiche di terreni. Il Comune a dicembre si era rivolto alla Presidenza del Consiglio dei ministri con un’opposizione per chiedere di sospendere la determinazione della Provincia che chiudeva la conferenza dei servizi sulla tangenziale con un parere positivo. In quella sede, il Comune si era opposto ma tutti gli altri enti si erano detti favorevoli. L’opposizione può essere presentata dagli enti che si occupano di tutela paesaggistico-territoriale e il Comune di Sezzadio ha ottenuto anni fa la delega dalla Regione.

Mario Draghi

Infatti, si esprime tramite la Commissione locale per il paesaggio, organismo, come si evidenzia nel documento inviato a Roma dal sindaco Enzo Daniele, che sin dal 2016 si era espresso negativamente contro il progetto della tangenziale, chiedendo modifiche al tracciato per via dell’impatto sull’abbazia di Santa Giustina ma, alla fine, la conferenza ha dato parere favorevole: è bastato, da questo punto di vista, il parere favorevole della Soprintendenza Archeologica. Grazie anche a una lettera della Provincia, la Presidenza del Consiglio ha però negato ogni possibilità di revisione del parere sulla tangenziale poiché, secondo i dirigenti di Palazzo Chigi, il Comune non è legittimato a presentare l’opposizione in quanto non non sarebbe competente in materia di tutela paesaggistica, nonostante la delega esercitata attraverso la Commissione locale. La delega, secondo la Presidenza del Consiglio, non basta: tocca alla Soprintendenza archeologica dire la sua. Quest’ultima inizialmente aveva sollevato dubbi sul tracciato della strada per l’impatto sull’abbazia di Santa Giustina ma, a seguito di alcune modifiche minime, aveva cambiato parere. Neppure gli altri aspetti controversi sollevati dal Comune riferiti all’autorizzazione della tangenziale sono stati tenuti in considerazione. Il parere negativo della Commissione locale, per altro, aveva bloccato l’iter della tangenziale per molto tempo: il Comune aveva scoperto che non era stato inserito nel fascicolo della conferenza e quando è venuto fuori ha creato grosse difficoltà al tecnici della Provincia. Al Comune ora resta la possibilità di impugnare gli atti davanti al Tar.