Nicoletta Albano con Giovanna Sutera

Nicoletta Albano, già sindaco e vicesindaco di Gavi, insieme a Giovanna Sutera, ex segretario comunale, è stata assolta dal reato di peculato per 80 mila euro di rimborsi ottenuti dal Comune e firmati dalla Sutera, secondo le motivazioni della sentenza del tribunale di Alessandria, poiché “le somme percepite dalla Albano erano nella esclusiva disponibilità della tesoreria del Comune di Gavi”. Per ottenere i rimborsi Albano “è dovuta passare attraverso tutti i passaggi del procedimento di spesa previsto per operazioni di quel tipo (verifica della effettività della spesa, esistenza di una corrispettiva voce di bilancio che fosse capiente e liquidazione della somma), che hanno coinvolto i competenti uffici comunali (in particolar modo quello finanziario, che aveva indiretto accesso ai fondi comunali)”. In altri termini, hanno scritto i giudici, “anche ipotizzando che la Albano abbia eseguito tutta una serie di spese a meri scopi personali e
che se le sia indebitamente fatte rimborsare dal Comune di Gavi, non si può concludere che ella si sia impadronita di beni (o meglio, di denaro) di cui aveva il possesso in ragione della sua carica, proprio perché va escluso che ne avesse la disponibilità“.

Fra i rimborsi che destano curiosità, oltre a quelli per l’acquisto di beni solo in parte risultati poi effettivamente presenti in municipio e ai viaggi, anche all’estero, ci sono parecchie consumazioni nei bar di Gavi tra il 2011 e il 2020: 29 euro nella Pasticceria
Traverso; altri 3 euro nello stesso locale, 8,50 euro presso il Bar Pasticceria
La Pieve; 8,60 euro presso il Barbas Caffè; altri 5,80 euro ancora nella Pasticceria
Traverso di Gavi; 2,50 euro nel Bar Valle; altri 9 euro ancora nel Bar Pasticceria
La Pieve; 18 euro nuovamente nel Bar Pasticceria Traverso; 3 euro presso il Bar Moro. Poi, 4 euro presso Cà Puccino di Serravalle Scrivia.

I giudici di Alessandria, nell’assolvere Albano e Sutera, ricordano che ci sono state spese per beni “palesemente estranei all’attività comunale“, tra le quali quelle per il cibo per animali e la cover di un iPhone. Per questo genere di rimborsi, recita la sentenza, “ci si dovrebbe chiedere come mai spese del genere siano state comunque liquidate; il che sembra dovere costituire l’oggetto di valutazioni in altra sede”, cioè presso la Corte dei conti, che nel 2023 aveva aperto un’indagine sulle spese in questione.

Con la sentenza del tribunale di Alessandria Albano si è vista rimborsare gli 80 mila euro sequestrati nell’estate del 2020.