Arquata accompagna nell’ultimo viaggio Giovanna e Alessandro

Le esequie in forma privata delle due vittime arquatesi del ponte Morandi sono state celebrate questa mattina nella chiesa di San Giacomo

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Il saluto di Genova, il saluto dell’Italia intera alle vittime del viadotto Morandi. Oggi è lutto nazionale; il giorno delle esequie. Diciannove i feretri davanti all’altare innalzato nel padiglione Nouvelle della Fiera di Genova; diciotto bare scure e una piccola bianca, quella del piccolo Samuele. Molte famiglie hanno scelto per i loro cari di celebrare la cerimonia funebre in forma strettamente privata, circondati da parenti e amici.

E ad Arquata Scrivia, questa mattina alle 10.30, parenti e amici, insieme a tante persone si sono stretti intorno alle famiglie di Alessandro Robotti e Giovanna Bottaro, i due sfortunati coniugi arquatesi, le cui vite si sono frantumate insieme a quel ponte.

In tutto il paese, la vita sembrava sospesa, negozi chiusi, bandiere a mezz’asta. Sul sagrato della chiesa parrocchiale di San Giacomo, nel silenzio irreale, nonostante l’immensa folla che avvolge i familiari e gli amici, arrivano le due bare; in mezzo ai fiori c’è il gonfalone del Comune listato a lutto, i sindaci in fascia tricolore, il sindaco di Arquata Alberto Basso, insieme alla Giunta e al Consiglio,  il sindaco di Serravalle Scrivia, Alberto Carbone,  dove da un anno vivevano Alessandro e Giovanna; poi le rappresentanze dei paesi vicini, Vignole, Grondona, Borghetto e poi ci sono il prefetto vicario Raffaele Ricciardi, il presidente della Provincia Gianfranco Baldi, il comandante dei carabinieri di Novi Ligure e la Croce Verde Arquatese, la Confraternita di San Carlo e la pro loco.

Anche il vescovo di Tortona, monsignor Vittorio Viola, avrebbe voluto essere presente; era ad Arquata il giorno dell’Assunta, e qui ha pregato per Alessandro e Giovanna. Ora il Vescovo è in Africa a portare conforto ad altre tragedie.

La commozione si tocca con mano, quando don Lino Piccini, che ha officiato la cerimonia ha descritto la forza d’animo del papà di Alessandro, il dottor Robotti, il medico del paese, che appena saputo dell’incidente, la prima azione che ha compiuto è stato recarsi in chiesa. “Il dolore va celebrato ed elaborato. – Ha detto don Lino –  Conosco la famiglia Robotti e il loro impegno, so che questa tragedia li spingerà a continuare a donare agli altri”. “Io conoscevo poco Giovanna – ha detto don Lino – che si è tanto dedicata ad Alessandro quando era malato. Lui era socievole e buono. Aveva la passione per il cielo, e una grande forza d’animo che lo aveva aiutato a superare la malattia. Era sereno con Giovanna, nella loro casa nella campagna di Serravalle”.

Don Lino ha sottolineato che la scelta delle esequie private, rinunciando ai funerali di Stato, non è una protesta, ma solo la necessità di essere vicini agli amici, all’interno della loro comunità. “La chiesa è luogo di riflessione e preghiera, non per le accuse o per cercare responsabilità”.

Intanto a Genova le vittime sono salite a quarantuno, una famiglia intera è stata trovata la notte scorsa: mamma, papà e una bimba di 9 anni. Nell’aggiornamento la Protezione civile dice che manca ancora una persona all’appello.

Foto Massimo Sorlino.