Resta altissima la tensione sul futuro dell’ex Ilva, in particolare per lo stabilimento di Novi Ligure. All’indomani del tavolo di crisi territoriale, il Sindaco Rocchino Muliere lancia un nuovo duro monito al Governo, sollecitando un intervento immediato per sbloccare una situazione che definisce «insostenibile nel breve periodo». Al centro delle preoccupazioni del primo cittadino non c’è solo l’incertezza sul futuro produttivo, ma il destino dei 550 lavoratori del sito novese, delle loro famiglie e dell’intero indotto locale. Nonostante il tavolo istituzionale abbia riaperto il confronto – con Muliere che ha ringraziato pubblicamente il Governatore del Piemonte, Alberto Cirio, per la tempestiva convocazione – i nodi politici e industriali rimangono del tutto irrisolti. Le trattative per la cessione, che vedono in corsa il fondo americano Flacks Group e il colosso indiano Jindal Steel International, sembrano segnare il passo. «Preoccupa lo stallo delle trattative. Nonostante le rassicurazioni su una possibile chiusura entro ottobre, sussistono forti dubbi sulla tempistica e sulle reali intenzioni dei potenziali acquirenti», ha dichiarato Muliere. A spaventare maggiormente sono le indiscrezioni sul piano industriale dei pretendenti: in particolare, sul gruppo Jindal pesano voci di una drastica riduzione del personale qualora dovesse subentrare nella gestione. Il quadro descritto dal Sindaco è quello di un progressivo declino competitivo e strutturale. Gli obiettivi di produzione dell’acciaio rischiano infatti di dimezzarsi, scivolando da 4 a soli 2 milioni di tonnellate, con una conseguente emorragia di quote di mercato a vantaggio dei competitor esteri. Oltre al danno economico, c’è un’emergenza sicurezza. Muliere ha denunciato una grave carenza di manutenzione interna che, oltre a ridurre l’efficienza degli impianti, mette a repentaglio l’incolumità quotidiana del personale sul posto di lavoro.
Per arginare la crisi, le istituzioni locali stanno provando a fare quadrato. La Regione Piemonte redigerà a breve un documento di sintesi per ribadire la necessità di mantenere l’unità societaria del gruppo ex Ilva, respingendo ipotesi di spezzatino. Contemporaneamente, si muoverà un asse interregionale: Piemonte, Liguria e Puglia promuoveranno un’azione congiunta per chiedere l’apertura immediata di un tavolo di confronto direttamente a Palazzo Chigi. L’obiettivo è strappare al Governo un intervento finanziario d’emergenza che, nel rispetto dei vincoli europei, garantisca la transizione e la continuità operativa degli stabilimenti. Il giudizio finale del primo cittadino di Novi Ligure sulla gestione nazionale della vertenza è tranciante: «È assurdo che l’Italia rischi di uscire dal settore siderurgico proprio mentre la domanda mondiale di acciaio è in crescita. Ciò dimostra la totale assenza di una strategia industriale per il futuro. Continueremo a batterci, in sinergia con gli altri Enti, a difesa di un asset fondamentale per il nostro territorio e per l’intero sistema economico nazionale».








