Iciesse: servono altri sei mesi per smaltire amianto e veleni

L'ordinanza sull'ex fabbrica di Arquata Scrivia prorogata fino ad agosto. L'Arpa controlla l'aria

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Servono altri sei mesi per portare a termine la messa in sicurezza dell’ex stabilimento Iciesse di Arquata Scrivia con l’eliminazione dei materiali pericolosi, fra cui l’amianto, situati all’interno dell’area dove per decenni, fino al 2009, si sono prodotte vernici, operazione distinta dalla bonifica delle due discariche esterne, a ridosso dello Scrivia.

L’operazione riferita alla proroga concessa dal Comune al commissario giudiziale dell’azienda, fallita da tempo e finita in concordato preventivo, era stata ordinata nel marzo dello scorso anno: c’erano da smaltire, entro 90 giorni, quantità di amianto e altri “veleni” in seguito a una messa in sicurezza e a un nuovo programma di manutenzione e controllo dell’intero sito.  Nell’ottobre successivo era stata concessa una prima proroga fino all’11 febbraio scorso. Erano stati considerati più urgenti gli interventi legati all’amianto e sulle recinzioni dell’area per impedire l’ingresso di sconosciuti.

Operazioni che risultano eseguite entro il settembre dello scorso anno ma che, a causa delle lungaggini burocratiche dovute alla necessità di ottenere l’autorizzazione del giudice che si occupa del fallimento della Iciesse, oggi sono da rifare per via del troppo tempo trascorso. Lo ha stabilito l’Asl a dicembre, che ha chiesto all’Arpa di controllare l’aria nella zona per verificare l’eventuale dispersione di fibre e altre sostanze pericolose. Il giudice si è infatti pronunciato solo mercoledì scorso, 15 febbraio, e solo il giorno dopo, a causa del maltempo, l’Arpa ha potuto installare le centraline per le verifiche sulla qualità dell’aria. Ora la scadenza della terza ordinanza, firmata dal sindaco Alberto Basso, è l’11 di agosto 2017. La bonifica dell’area esterna riguarda invece i rifiuti sotterrati durante l’attività della fabbrica, operazione svolta in base a regolare autorizzazione. L’intervento punta a creare una sorta di “cappotto” creato con una coltre di terra che impedirà la fuoriuscita delle sostanze verso lo Scrivia. Un’operazione simile a quella in atto per l’Ecolibarna, a Serravalle Scrivia.