Nella Valle dell’Albirola, alla scoperta dell’antico Mulino

Un progetto finanziato dal Gal per incrementare l’offerta turistica valborberina.

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Molino di Santamaria Foto Silvia Chiesa

La caratteristica del patrimonio architettonico in Val Borbera è rappresentata dall’edilizia rurale. Edifici tipici della zona sono gli essiccatoi di castagne, chiamati “aberghi”, molto diffusi, vista la quantità di castagneti presenti sul territorio. La castanicoltura, in tempi neppure troppo lontani, rappresentava una delle principali risorse economiche valligiane. Altrettanto diffusi sul territorio sono i Mulini ad acqua; la valle è ricchissima di torrenti e rii.

I mulini venivano utilizzati per la macina di grano e mais, ma in particolare per ottenere la farina di castagne. Ogni borgo aveva il suo mulino, alcuni purtroppo sono andati completamente distrutti,  altri sono stati recuperati e altri ancora lo saranno grazie al Gal Giarolo Leader, che ha proposto un bando, inserito nel Piano di Sviluppo Locale proprio riservato ai mulini, Un  pregevole intento di recuperare una delle tradizioni locali più rappresentative della Val Borbera, sia dal punto di vista strutturale, sia storico, potenziando in modo intelligente l’offerta turistico-culturale, inserendo nella promozione di queste vallate la fruibilità di circuiti originali e riattivando in sinergia l’antico “Sistema dei Mulini”, abbandonato e scomparso a partire dagli Anni Settanta  ma, significativo e caratterizzante nei secoli passati.

Al bando ha risposto tra gli altri, il Comune di Albera Ligure. Nella caratteristica frazione Molino di Santamaria, nel piccolo centro dell’antico borgo c’è il Mulino Maletto, costruito nei primi anni dell’ottocento, in sostituzione di un mulino di epoca medievale, un esempio di eccellenza della cultura contadina.

Il mulino, la cui ruota è mossa dall’acqua del torrente Albirola immagazzinata in un piccolo invaso, è stato restaurato nel 2005 ed è funzionante. Per completare il recupero, ora ha bisogno di un ulteriore restyling che riguarda il rifacimento del tetto e della pavimentazione interna.

Molino. Uno scorcio

Ma il progetto, firmato dallo Studio Cielle, più che ai lavori di recupero è rivolto alla sua rivitalizzazione. Prevede, infatti, la realizzazione di un percorso paesaggistico-ambientale che da Albera arriva proprio all’antico borgo Molino di Santamaria. Il camminamento correrà lungo la strada comunale e sarà realizzato con il solo impiego di ingegneria naturalistica.  Il percorso, di circa un chilometro, sarà diviso in tre tratti, intervallati da due aree di sosta arredate con panchine e sarà percorribile anche nelle ore notturne grazie all’illuminazione fornita da lampade alimentate da un pannello fotovoltaico.

“Il mulino Maletto, dal nome del primo mugnaio – come spiegano i progettisti, Maura Lovotti e Pietro Canepa –  rappresenta una preziosa testimonianza di cultura ligure-montana; mostra i segni di una serie di riadattamenti  sia funzionali sia strutturali avvenuti in epoche diverse fino all’ultimo dopoguerra. I materiali lignei e murari sono stati più volte sostituiti secondo le necessità d’uso susseguitesi in varie epoche. Particolarmente significativa è la presenza in una parte dell’edificio di un essiccatoio a soffitto per le castagne e, nella stessa stanza c’è un alternatore che produceva, in un passato più recente, energia elettrica per le case circostanti”.

L’investimento si attesta intorno ai 50.000 €. L’inizio dei lavori è subordinato al parere della Commissione per il Paesaggio che però non si è ancora riunita. Prima o poi, speriamo prima, lo farà.

Infine, secondo le disposizioni del Gal, i lavori dovrebbero terminare entro l’anno corrente, ma a causa del Covid sembra possa esserci uno slittamento di circa sei mesi. Una contraddizione in termini, la necessità in questo periodo è invece creare lavoro nell’immediato, proprio per arginare l’economia in recessione creata dal Coronavirus.