Peste suina, l’esercito si è defilato: abbattimenti avanti senza i militari.

La Provincia ha reso noti i dati del depopolamento attuato dalle squadre di “bioregolatori”: cacciatori, guardie venatorie e carabinieri forestali

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Sono 382 i cinghiali abbattuti dal 22 ottobre al 5 dicembre nei tre Ambiti di caccia all’interno della zona infetta dalla Peste suina africana: 321 nell’Atc Al4 tra Acquese e Val Lemme, 59 nell’Atc Al3 tra Tortonese e Val Borbera e 3 l’Atc Al2 nella pianura verso Alessandria. Numeri riferiti all’attività di controllo effettuata da bioregolatori o depopolatori, cioè cacciatori istruiti a seguire le regole per evitare la diffusione della Peste suina, dalle guardie venatorie provinciali e dai carabinieri forestali in forma collettiva. A questi vanno aggiunti capi abbattuti dall’inizio dell’anno dal controllo effettuato dai singoli operatori, per un totale di 3.999 cinghiali. 43 i capi uccisi con l’uso delle gabbie. Cifre diffuse dalla Provincia, che si ritiene soddisfatta dei risultati: Alessandria è infatti in testa alle province piemontesi per numero di capi abbattuti. In tutto questo l’esercito, che doveva essere impiegato nell’attività di abbattimento come annunciato dal commissario per l’emergenza Psa, Vincenzo Caputo, secondo la Provincia non serve più e si è defilato: le armi in dotazione ai soldati non sono adatte alla caccia e le squadre si sono organizzate al meglio, senza alcuna necessità di coordinamento da parte dell’esercito.