Mentre in Toscana, nel Casentino, si stimano 14 cinghiali per chilometro quadrato, nel Parco regionale delle Capanne di Marcarolo, tra alta Val Lemme e alto Ovadese, si parla di appena 0,27 esemplari sempre per chilometro quadrato. Lo stabilisce un progetto di ricerca sull’utilizzo del metodo REM (Random Encounter Model) per la stima dell’abbondanza e della densità della popolazione di cinghiali in un’area affetta da Peste Suina Africana (Psa), studio al quale le Aree protette dell’Appennino Piemontese hanno collaborato durante l’applicazione dei piani di controllo della specie cinghiale, attuati nel rispetto della normativa sul contrasto alla Psa. L’ente fa inoltre parte del Gruppo Operativo Territoriale istituito presso l’ASL di Alessandria con la funzione di coordinare le attività legate al contrasto della Psa.
“Nel corso del 2024 – spiegano dalle Aree protette -, da gennaio a fine novembre, sono stati effettuati 97 appostamenti che hanno portato all’abbattimento di 13 cinghiali nelle aree protette in gestione all’ente; nel mese di dicembre e nel 2025 sono previste uscite periodiche per il controllo della specie. Lo studio – continuano da Bosio – ha permesso di avere importanti dati utili alla pianificazione delle attività di controllo e ha dimostrato come la densità della specie, per l’anno 2022, fosse di soli 0,27 animali / Kmq per l’area del Parco naturale delle Capanne di Marcarolo. Considerando quindi le densità minime della specie cinghiale, confermate anche per il 2023 e il 2024, i risultati ottenuti dall’Ente, nell’ambito del Piano di gestione, si possono ritenere soddisfacenti“. Nel 2023 le Aree protette hanno anche sperimentato, dal 9 maggio al 5 luglio, all’interno del Parco naturale dell’Alta Val Borbera, un’innovativa tecnica di cattura con recinti mobili denominati Pig-brig: “Purtroppo la comparsa della Psa anche nel Comune di Carrega Ligure, proprio all’interno del Parco naturale (primo caso segnalato il 23 gennaio 2023), ha però reso vani gli sforzi di cattura”.
Attività che sono state possibili grazie al supporto tecnico-scientifico e logistico dei guardiaparco e dei tecnici dell’ente e il preziosissimo aiuto degli operatori selezionati dell’ente. Le Aree protette stanno inoltre impostando la nuova pianificazione di gestione della specie cinghiale per il periodo 2025-2030.








