Nicoletta Albano con Giovanna Sutera

Nicoletta Albano e Giovanna Sutera vanno condannate anche per il peculato. A chiederlo è la Procura di Alessandria, che ha presentato appello contro l’assoluzione dell’ex sindaca e vicesindaca di Gavi e dell’ex segretaria comunale, assolte in primo grado ad Alessandria dal reato relativo a circa 80mila euro di rimborsi ottenuti dal Comune da parte della Albano quando era in carica. Secondo la sentenza dei giudici alessandrini, “le somme percepite dalla Albano erano nella esclusiva disponibilità della tesoreria del Comune di Gavi”. Per ottenere i rimborsi Albano “è dovuta passare attraverso tutti i passaggi del procedimento di spesa previsto per operazioni di quel tipo, che hanno coinvolto i competenti uffici comunali”. In altri termini, hanno scritto i giudici, “anche ipotizzando che la Albano abbia eseguito tutta una serie di spese a meri scopi personali e che se le sia indebitamente fatte rimborsare dal Comune di Gavi, non si può concludere che ella si sia impadronita di beni (o meglio, di denaro) di cui aveva il possesso in ragione della sua carica, proprio perché va escluso che ne avesse la disponibilità“.

I rimborsi riguardavano, tra l’altro, scontrini per il caffè al bar, l’acquisto di beni come scope elettriche, servizi fotografici e viaggi all’estero, secondo l’accusa per nulla attinenti con l’attività istituzionale. Spese per beni che anche i giudici di primo grado hanno però definito “palesemente estranee all’attività comunale“. Il tribunale ha scritto: “Ci si dovrebbe chiedere come mai spese del genere siano state comunque liquidate; il che sembra dovere costituire l’oggetto di valutazioni in altra sede”, cioè presso la Corte dei conti, che nel 2023 aveva aperto un’indagine. Con l’assoluzione in primo grado Albano si era vista rimborsare gli 80 mila euro sequestrati nell’estate del 2020.

Il municipio di Gavi

I magistrati alessandrini nel ricorso in appello rilevano però che i giudici di primo grado non hanno tenuto conto del fatto che la segretaria comunale Sutera a Gavi era la “responsabile del Servizio finanziario del Comune e come tale aveva quindi possesso e la disponibilità giuridica del denaro“, che spetta a chi ha il potere di firma.

L’incarico conferito a Sutera, scrivono ancora dalla Procura di Alessandria, è stato confermato dai testi Maria Clara Callegari, commissario prefettizio del Comune di Gavi nel 2020, e dall’allora segretaria comunale Rossana Carosio. “Come responsabile del Servizio finanziario – sostiene la Procura – Sutera svolgeva un ruolo fondamentale nella liquidazione delle spese, dovendo verificare, oltre alla regolarità formale della procedura, anche la legittimità dei pagamenti effettuati“. Non solo: “A fronte dell’acquisto di beni del tutto estranei alle attività comunali, i fatti integrano numerose fattispecie di ipotesi di peculato, cui la Albano ha concorso. Sutera disponeva ripetutamente la sottrazione di denaro mediante un atto di sia competenza per destinarlo ad Albano”.

“Non è credibile – conclude la Procura – che, con la grande esperienza e la competenza riconosciute alla Sutera, ella ignorasse il suo dovere sul controllo di legittimità delle spese”. La Procura ricorda che tra le spese rimborsate c’era beni come una bilancia wireless, un misuratore di pressione e generi per animali: “Non trattandosi di casi isolati e sporadici, non è plausibile che Sutera abbia disposto senza fare per anni e anni alcun tipo di controllo sulla legittimità delle spese“.

La Procura ha quindi chiesto di riformare la sentenza in merito alle accuse di peculato e una condanna per Albano e Sutera a 4 anni e 6 mesi di reclusione.

La data del processo di appello a Torino non è ancora stata fissata. Albano ha impugnato la condanna a 4 anni per falso, tentata concussione e attentato contro i diritti politici del cittadino nei confronti dell’ex sindaca Rita Semino.