Sul lupo ferito a San Sebastiano interviene il Cabs

L'associazione chiede pene severe per i bracconieri, individui che non si fermano di fronte a nulla

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Che la trappola fosse destinata al lupo, non è certo, quello che è certo che questa pratica vigliacca messa in atto dai soliti loschi personaggi che si aggirano tra i nostri boschi ha prodotto l’ennesima vittima,  per fortuna non è morto il lupo salvato dalle guardie faunistiche della Provincia che, avvisate dai carabinieri di San Sebastiano Curone, sono intervenute immediatamente riuscendo a recuperarlo e a trasportarlo al Centro per animali selvatici dell’Università di Grugliasco; qui i veterinari lo stanno curando e, quando sarà in grado di provvedere a se stesso, tornerà ad essere libero.

Il lupo di San Sebastiano Curone – spiegano i volontari del Cabs, l’associazione di esperti in antibracconaggio, – è stato rinvenuto con una ferita alla zampa causata dal cappio della trappola, il cosiddetto “laccio”, posto dal bracconiere. Per fortunail lupo si è salvato: in altri casi si è giunti all’amputazione dell’arto che ha causato la morte dell’animale trappolato. Non è dato sapere se la trappola era stata piazzata per i lupi, ma di certo era destinata alla grande fauna. Ieri un altro lupo è strato trovato morto in trentino”.

Secondo i dati in possesso dal Cab, nei mesi di marzo e aprile 2020, i casi di bracconaggio registrati in Italia non sono di molto inferiori a quelli dei rispettivi mesi dell’anno scorso. Una ulteriore conferma di come il dilagante bracconaggio italiano non si fermi davanti a niente. I volontari dell’antibracconaggio hanno  più volte rilevato come i reati che dovrebbero costituire da deterrente per chi minaccia il patrimonio faunistico italiano, siano troppo deboli.

“Il fatto che chi trasgredisce la legge – dicono dal Cabs – continui la sua attività quando dovrebbe essere massima l’attenzione nei confronti del bene comune, lascia pochi dubbi sul reale senso di impunità che parrebbe caratterizzare tali individui”.

E  ricordano come tutti i reati relativi alla violazione della legge venatoria si limitino a semplici multe, mentre andrebbero trasformati in più forti “reati-delitti”.