Sul palco del Teatro della Juta: “Solo quando lavoro sono felice”

Sabato 20 aprie Arquata Scrivia.

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Solo quando lavoro sono felice”. Non è strano sentire pronunciare o, pronunciare noi stessi questa frase. In teoria il lavoro è qualcosa che ci siamo scelti, lo abbiamo sognato da bambini. Cosa vuoi fare quando sarai grande? “pompiere, astronauta, veterinario,  ballerina,..” Certo, chi è riuscito a realizzare il sogno è felice, ma lo è anche chi deve recarsi al lavoro quotidianamente più banalmente per pagare le bollette?

Che ruolo ha il lavoro nelle nostre vite? È una parte della vita? O è la nostra vita stessa? Quanto ci definisce il lavoro? Chi siamo fuori dal lavoro? Quanto riesciamo a resistere in una conversazione prima di chiedere all’altra persona “E tu nella vita che fai?”

Se lo chiedono Lorenzo Maragoni e Niccolò Fettarappa che domani, sabato 20 aprile alle 21, al Teatro della Juta di Arquata Scrivia portano in scena lo spettacolo “Solo quando lavoro sono felice”, riflessione non troppo seria sul lavoro, sulla vita e sul denaro 

“Il capo di Lorenzo Maragoni si chiama Lorenzo Maragoni. Lorenzo Maragoni pretende da Lorenzo Maragoni reperibilità assoluta: deve rispondere alle mail di lavoro anche di venerdì sera, nel mezzo di una conversazione avvenuta per caso in un bar. Lorenzo ama se stesso, ma solo come collega. Si frequenta durante il lavoro, durante pranzi o pause di lavoro, durante aperitivi di lavoro. A volte si sta simpatico, a volte meno, proprio come un collega. Il capo di Niccolò Fettarappa si chiama Niccolò Fettarappa. Niccolò Fettarappa lascia che Niccolò Fettarappa si svegli alle undici e mezza, ma poi lo rimprovera perché lo ha lasciato dormire fino alle undici e mezza. Niccolò Fettarappa, il capo di Niccolò Fettarappa, sogna il successo, riconoscimenti e alte quotazioni in borsa. Niccolò Fettarappa, invece, rinuncerebbe volentieri a qualsiasi cosa, pur di poter continuare a dormire. Questi contrasti interni, fanno sì che l’azienda Fettarappa viva in uno stato di confusione cronica, in bilico tra febbrile ambizione e indolenza”.

I confini tra lavoro e vita sono sfumati: il nostro self è definito in buona parte dal lavoro che facciamo. E quello che facciamo, lo facciamo sempre, siamo operativi tutto il giorno, tutti i giorni. Dopo il precariato, la nuova frontiera tossica del lavoro corrisponde a uno stato continuo di autosfruttamento, difficile da riconoscere e da interrompere.

Solo quando lavoro sono felice” è una conversazione sul lavoro, sulla vocazione, sui soldi, sul capitalismo, sul tempo di vita e il tempo di lavoro, sui pranzi con se stessi, sulla disperazione.

Lo spettacolo si è aggiudicato la Menzione speciale a Forever Young “per la capacità di affrontare temi urgenti del contemporaneo, come il rapporto tra lavoro e felicità, con un linguaggio transgenerazionale condotto con lucidità drammaturgica e performativa”.

Info: 345 0604219 – www.teatrodellajuta.it

ph: Serena Pea