Triora è proprio uno di quei borghi che alletta il desiderio di scoperta del visitatore. Per un duplice motivo: la sua forma, con le casette che una dietro l’altra si inerpicano lungo una delle colline della Valle Argentina, quasi a voler conquistare una posizione rilevante, e il suo soprannome, “Il paese delle streghe”, frutto di leggende che avvolgono il luogo e che inevitabilmente attirano i curiosi.

Non resta quindi che addentrarsi nel labirinto di carruggi di questo paese della provincia di Imperia, ferito più volte nel passato dalle numerose dominazioni subite e dalle battaglie che hanno lasciato segni evidenti sulle dimore, lungo le strade o sulle facciate di alcune chiese. Queste ultime, in particolare, colpite dalla furia nazista nel secondo conflitto mondiale, quando buona parte del paese venne incendiata.

Triora_(IM)
Triora (IM)

Ma gli echi di tali vicende si disperdono poi durante il cammino tra i vicoli di Triora, che avvolge immediatamente chiunque in un’atmosfera suggestiva, quale ad esempio quella di Sambughea, un quartiere storico.

Da qui i viottoli ciottolati si diramano e si perdono sotto alcuni archi che celano scalinate di pietra, a loro volta ingresso di altre stradine che, grazie all’illuminazione di tipiche lanterne, per tutto il giorno mantengono intatto il fascino antico di questo tratto.

Ed è un susseguirsi di costruzioni storiche, abitazioni rette da muri di pietra, portali con cornici di ardesia, e persiane colorate che accendono le finestre incassate.

Segni della vita urbana degli abitanti di Triora, che trovano poi spazi comuni come la piazza antica del Mercato, e altri slarghi dove le immancabili luci delle lanterne danno un tocco di aurea leggendaria che immancabilmente riporta al soprannome che cita le “streghe”.

Per scoprirne l’origine, allora, bisogna fare un salto indietro di quasi cinque secoli. Nella seconda parte del Cinquecento, infatti, tra il 1587 e il 1589, Triora, che in quel periodo subiva l’influenza di Genova ed Albenga, venne travolta da una durissima carestia. Questo drammatico evento portò gli amministratori del tempo, il Consiglio degli Anziani e pian piano pure i cittadini, ad attribuire le cause di questa sciagura alla vita poco ordinata ed equilibrata di alcune donne, soprattutto della zona della Cabotina, additate come “streghe”. La diffusione di tale credenza portò quindi ad imprigionarle, torturarle e spesso condannarle a morte.

Triora_(IM)
Triora

Un momento di suggestione collettiva che, come accade sempre in questi casi, degenerò e portò tante persone a sfruttare ciò per interessi personali, con denunce che avvenivano per antipatia, dispetto, vendetta. Per questo, a un certo punto, buona parte del Consiglio degli Anziani fermò l’emanazione dei provvedimenti. Un susseguirsi di eventi a cui sono legate altre leggende, una delle quali narra che tante di queste donne, una volta sopravvissute e liberate, scapparono verso un altro paese, dove ricominciarono la loro vita. E il diffondersi di un cospicuo numero dei nomi Bazoro o Bazora in quei luoghi fa pensare che possa essere vero, considerato che potrebbero derivare da “bazura”, termine ligure con cui venivano chiamate le streghe.

Triora_(IM)_Cabotina
Triora – Cabotina

Sicuramente è una combinazione tra storia e leggenda che affascina, e che può essere approfondita grazie al Museo Etnografico e della Stregoneria, ricco di documenti che testimoniano alcune delle vicende accadute in quel periodo. Una tappa obbligata per comprendere ancora meglio la storia del borgo, che concede altri angoli da osservare piacevolmente continuando ancora tra le sue stradine pure fuori dal centro. Oltre i resti dell’antico castello feudale, infatti, spunta la cosiddetta Chiesa campestre di San Bernardino, sormontata da alcuni alberi, e che mostra tuttora il suo aspetto medievale con un portico a tre arcate. Vale la pena, quindi, farsi avvolgere dall’atmosfera di Triora, per vedere con i propri occhi il perché la storia e la leggenda vi abbiano messo dimora.


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Foto di Vittorio Puggioni

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