La Pernigotti di Novi Ligure chiuderà a dicembre. Ieri la proprietà, cioè il gruppo turco Toksoz, ha diffuso un comunicato con il quale rende noto di aver richiesto “l’ammissione alla procedura di Cassa integrazione guadagni straordinaria (Cigs) per 100 dipendenti nel periodo compreso tra il 3 dicembre 2018 e il 2 dicembre 2019, a seguito della parziale cessazione dell’attività aziendale”. “Parziale” vuole dire stop alla produzione dei prodotti dolciari a Novi, dopo quasi 160 anni di attività. La Pernigotti prevede infatti “l’immediata cessazione di attività inefficienti che hanno finora impattato negativamente sul conto economico dell’azienda e sul fabbisogno finanziario di breve e medio periodo. La seconda tipologia di interventi riguarderà la riorganizzazione di alcune attività al fine di ottenere una maggiore efficienza e di conseguenza impatti positivi sia sul risultato economico che sui flussi di cassa. Nel dettaglio saranno ridefinite iniziative commerciali, verranno centralizzate le attività amministrative e di backoffice e si procederà alla cessazione delle attività produttive presso lo stabilimento di Novi Ligure.

L’ingresso della Pernigotti

A garanzia della salvaguardia di un brand storico come Pernigotti, l’azienda continuerà nella distribuzione e commercializzazione dei prodotti alimentari, mentre procederà all’individuazione di partner eccellenti a cui affidare la produzione dei propri articoli, avendo cura di salvaguardare la qualità e l’attenzione alle materie prime che da sempre caratterizzano l’offerta del brand Pernigotti”. In sostanza, a casa i 100 dipendenti, e nessun ammortizzatore sociale per i 130 lavoratori interinali ma, fa sapere la proprietà, “l’azienda intraprenderà tutte le azioni necessarie a limitare quanto più possibile le conseguenze sociali di questo piano. Pertanto l’azienda esplorerà e valuterà tutte le ipotesi, adoperandosi affinché il personale possa essere ricollocato presso aziende operanti nel medesimo settore o terzisti durante o al termine del periodo di Cigs, nel pieno rispetto della procedura”. Ieri mattina in municipio il sindacato ha illustrato i motivi della crisi della fabbrica più antica di Novi.

Da sinistra, Marco Malpassi (Flai Cgil), Rocchino Muliere e Felicia Brodia

Per Marco Malpassi, sindacalista della Flai Cgil, “per Novi perdere a Pernigotti è come se la Fiat andasse via da Torino. Già con la Averna, l’azienda non se la passava benissimo, poi con i turchi, dal 2013, sono cambiati addirittura quattro amministratori delegati e sono stati accumulati 50 milioni di passivo. Noi abbiamo proposto soluzione alternative nella gestione dello stabilimento ma non siamo stati mai ascoltati. Il gruppo Toksoz ci diceva che andava tutto bene ma così non era e oggi lo vediamo. Adesso non intendono neppure puntare almeno sulle vendite natalizie”. Tiziano Crocco (Uila Uil) ha sostenuto che dal 2014 “il gruppo turco si è arricchito e ora punta a tenersi il marchio per produrre in Turchia. L’unica loro proposta è lo spezzettamento delle maestranze”.  Enzo Medicina (Fai Cisl) ha ricordato che l’azienda “solo pochi mesi fa aveva dato rassicurazioni sulla situazione della fabbrica. Novi per loro è ormai un ramo secco da tagliare, eppure basterebbero 400 mila euro per allungare la cassa integrazione e dare più tempo a tutti”. Da ieri gli operai sono in assemblea permanente fino a quando non ci sarà la convocazione della Regione e  del ministero dello Sviluppo economico, per trovare una soluzione alla vicenda.

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