Il ministro per le Politiche agricole visita la città del Dolcetto, al bivio tra sviluppo e danni da ungulati

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Ovada, il ministro Maurizio Martina con il sindaco Paolo Lantero in sala giunta.JPG

OVADA. “Qui ci sono – ha detto Martina – tanto lavoro, poche parole, la capacità di guardare in lungo e decidere insieme: è la ricetta non semplice ma possibile per creare sviluppo, legando agricoltura, alimentazione, ambiente. Verso i nuovi distretti agroalimentari”. La visita del ministro delle Politiche agricole alimentari e forestali, Maurizio Martina nella città del Dolcetto è un riconoscimento alla tradizione del vino e alla capacità d’innovazione dell’Ovada Docg, alla collaborazione territoriale promossa dal Comune di Ovada.

La giornata dedicata al Piemonte del vino venerdì è iniziata alla cantina di Castelnuovo Calcea, nata dalla fusione di tre cantine sociali e si è conclusa con il brindisi nell’Enoteca regionale di Ovada. “Per la prima volta dal 1980 si registra un aumento della superficie vitata: circa mille ettari convertiti a vite nel 2017 dopo 43 mila ettari persi”, ha aggiunto l’assessore regionale all’Agricoltura Giorgio Ferrero. Si è espiantato soprattutto in provincia di Alessandria. Nell’ultima vendemmia tanti vignaioli hanno rischiato di cessare l’attività per mancanza di raccolto, mangiato fino al 70% dai caprioli.

Ci sono nuovi occupati in agricoltura e turismo, ma servono nuove normative per trovare un equilibrio tra caccia e sopravvivenza di chi vive del lavoro della terra”, il sindaco Paolo Lantero ha chiesto soluzioni al ministro. “Le leggi ci sono, stiamo cercando di costruire il secondo tempo per poterle applicare insieme alle regioni”. “Per snellire la burocrazia – spiega Ferrero – abbiamo ridotto le Atc da 38 a 22, formate anche da ambientalisti e agricoltori. Presenteranno il censimento dei caprioli all’Ispra, in base alla popolazione potranno abbattere dal 35 al 70 per cento dei capi, vendibili anche a scopo solidale. Per il cinghiale: sarà inserita la turnazione delle squadre per rafforzare l’abbattimento”.

Sono sempre più improbabili i risarcimenti dei danni da incidenti stradali. Superati i contributi per le calamità naturali: “Pochi fondi e troppe richieste, dovute alle anomalie del clima”.