Finisce a carte bollate il contenzioso tra il Comune di Arquata Scrivia e la Varinella Srl, società titolare della centralina idroelettrica attiva lungo lo Scrivia, nei pressi del ponte per Varinella e la Valle Spinti. L’impianto è stato costruito negli anni scorsi dalla Noviconsult di Basaluzzo, società che ha ottenuto numerose autorizzazioni lungo i corsi d’acqua di tutta la provincia, in alcuni casi trovandosi di fronte l’opposizione dei cittadini per progetti considerati troppo impattanti sull’ambiente e per la sicurezza delle persone abitanti lungo i fiumi. Nulla di tutto ciò ad Arquata, dove ad allungare i tempi dell’iter, avviato nel 2008, erano state invece le numerose carenze riscontrate dagli enti della conferenza dei servizi nelle prime versioni del progetto, poi risolte. L’impianto, poi passato alla Varinella Srl, ha una potenza di 275 Kwe e produce energia elettrica sfruttando la traversa esistente sotto il ponte. È autorizzato a prelevare dal torrente al massimo 8.500 litri al secondo (l/s) e in media di 4.400 l/s. È ormai attivo da diversi anni, durante i quali la proprietà ha potuto godere degli incentivi statali per le energia rinnovabili, vero “motore” del proliferare senza regole di questi impianti.

Un’immagine della centralina di Arquata

Secondo l’amministrazione comunale di Arquata, però, la Varinella srl non ha mai pagato quanto dovuto al Comune. Per legge, infatti, i titolari di questi impianti devono ai Comuni i cosiddetti canoni rivieraschi e, per Arquata, facente parte del Bacino imbrifero montano (Bim) dello Scrivia, anche i cosiddetti sovracanoni. “In totale – spiega l’assessore Stefania Pezzan – il Comune attende 32 mila euro. Negli anni scorsi avevamo già scritto alla proprietà chiedendo quanto dovuto. A gennaio di quest’anno, di fronte ad altri solleciti, la Varinella srl ha comunicato che entro sessanta giorni avrebbe pagato”. Invece, nelle casse del Comune non è arrivato un euro. Anzi: tramite un legale, la Varinella srl ha scritto al Comune che per quanto riguarda i sovracanoni pagherà solo a partire dal 2017, quando a detta della società sarebbe stato costituito il Bim. “Peccato – dice ancora Pezzan – che il Bim esiste dal 1959. Non ha mai funzionato ed è in corso di riattivazione ma la costituzione risale ad allora”. Inevitabile, per il Comune, avviare le procedure per arrivare a una riscossione coattiva dei soldi, che potrebbe portare al pignoramento dei beni del debitore.

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