“Ripristinare non cancella le responsabilità: IREN avrebbe potuto evitare il danno lavorando correttamente”. Parola di Michela Sericano, esponente del circolo Pro Natura dall’Appennino Piemontese al Po in merito all’incontro di martedì in Provincia sul ripristino del Gorzente e del Piota dal fango rilasciato dalla diga della Lavagnina a Casaleggio Boiro
Nel “Progetto di gestione della diga di Lavagnina Inferiore”, sostiene Sericano, approvato a novembre 2023 dalla Regione Piemonte, era scritto: “…eventuali accumuli di sedimento o comunque fenomeni di clogging …. nel Gorzente e nel Piota a valle dell’invaso Lavagnina Inferiore dovranno essere fatti defluire e dispersi a valle, anche tramite cacciate d’acqua di supero, prima dell’effettuazione di nuove operazioni; si richiede in ogni caso …
… di osservare una apertura degli scarichi di fondo molto graduale, al fine di evitare fenomeni di hydropeaking a carico del corpo idrico di valle…..a) effettuare le operazioni di svaso in modo da mitigare l’impatto a valle del rilascio, ovvero minimizzare l’incremento di portata al fine di non alterare la concentrazione dei solidi sospesi e del chimismo; b) la gestione ordinaria e straordinaria degli invasi non deve comportare attività di spurgo e movimentazione dei depositi interni all’invaso;…””.
“I problemi – aggiunge Sericano sono iniziati contemporaneamente ai lavori a maggio 2024, e le prescrizioni dell’autorizzazione si sono impantanate in una colata di fango, anzi di limo come sostiene l’azienda.
E’ sconfortante assistere ad un incontro in cui l’assessore regionale all’ambiente Marnati, il presidente della Provincia Benzi, l’assessore regionale Bussalino, il presidente delle Aree Protette dell’Appennino Piemontese Caviglia intervengono sull’argomento sostenendo che la politica debba prendere in mano la situazione, sull’importanza di ripristinare il territorio, ma di fatto non dicono nulla di concreto”.
Su piano di ripristino sono da definire le modalità e le tempistiche, dice ancora l’esponente di Pro Natura: “Ripristinare non cancella le responsabilità di IREN avrebbe potuto evitare il danno lavorando correttamente e risparmiando a cittadini, flora, fauna e ambiente almeno tre anni di sofferenza. Ripristinare lavorando sul corso di Piota e Gorzente è un’azione molto complessa: si dovrà valutare come fare per scongiurare che i lavori di ripristino arrechino danni aggiuntivi“.
Al centro di tutto dovrebbe essere l’Ente parco, responsabile della Zona Speciale di
Conservazione Capanne di Marcarolo, ricorda Sericano, “che meglio conosce il territorio e che esiste proprio per tutelare l’ambiente e che, invece, per bocca del presidente Caviglia si mette da parte, rimettendo alla politica e ai sindaci il decidere e pianificare. Inaccettabile per chi, come noi, conosce la vasta biodiversità dei luoghi e pone davanti a tutto la tutela ambientale”.
“Con la premessa – conclude – che intervenire ora non cancella le responsabilità di quanto accaduto, controlleremo e ci attiveremo perché questo processo avvenga velocemente e nel miglior modo possibile, affinché gli interventi siano volti a migliorare la situazione a prescindere dal garantire o meno la stagione turistica 2026: i responsabili non si chiamano Piota e Gorzente, non è a loro che si devono addebitare le stagioni perse”.









