Terzo valico: a Vignole la rotonda potrebbe non bastare

La Regione impone al Cociv la rotatoria all'ingresso del casello A7 ma i camion rischiano di bloccare lo stesso il traffico

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Il casello di Vignole Borbera

È una delle poche imposizioni della Regione nei confronti del Cociv a proposito dell’aggiornamento del Piano del traffico del Terzo valico. Della sistemazione del casello A7 di Vignole Borbera se ne parla da tempo immemorabile: rotonda o non rotonda, arretramento dell’ingresso rispetto alla strada provinciale 140 ecc. l’incrocio, già oggi pericoloso e causa di ingorghi per la sua conformazione in certi orari, con l’arrivo di centinaia di camion del Terzo valico al giorno a partire, si presume, dal prossimo anno, rischia un intasamento perenne, come più volte evidenziato dal Comune di Vignole e dall’amministrazione comunale di Arquata Scrivia. I camion provenienti e diretti ai cantieri di Moriassi, Radimero e Libarna nonché in parte da Voltaggio rischiano infatti di bloccare tutta la viabilità della Valle Scrivia e della Val Borbera, considerando il già esistente “imbuto” di Serravalle Scrivia.

Il cantiere del Terzo valico a Radimero (Arquata)

Come richiesto anche dalla Provincia, nella delibera di approvazione del Piano del traffico la Regione ha imposto come “inderogabile prescrizione”, l’adeguamento dell’incrocio tra il casello vignolese, la strada 140 e la 143 per Stazzano “con la realizzazione di una rotatoria, provvedendo alla progettazione e alla costruzione della stessa nel tempo massimo di 9 mesi al netto dei tempi di approvazione”. La costruzione della rotatoria potrebbe però non bastare. Infatti la Regione ha imposto al Cociv “successivamente alla realizzazione dell’adeguamento”, anche “un monitoraggio delle condizioni di traffico, al fine di verificare se gli interventi eseguiti sullo svincolo di Vignole Borbera siano sufficienti ad evitare incolonnamenti in corrispondenza dello stesso svincolo”. In sostanza, il blocco del traffico in zona è tutt’altro che scongiurato. Una volta contati i camion uno per uno, da parte del Cociv stesso, i dati dovranno essere comunicati mensilmente alla Regione oppure al un gruppo di lavoro che, si presume, verrà istituito all’interno dell’Osservatorio Ambientale del Terzo valico. E poi?