Acos spa perde in Cassazione: deve pagare i contributi per la disoccupazione dei dipendenti.

L'Inps ha avuto ragione nei confronti della holding novese dal 2013 a oggi

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La sede del gruppo Acos a Novi Ligure
La sede del gruppo Acos a Novi Ligure

Anche la quarta sentenza della Corte di Cassazione ha dato torto all’Acos, holding novese che si occupa di acqua, calore, gas, energia elettrica e rifiuti, soccombente su tutta la linea nei confronti dell’Inps sul pagamento dei contributi per la cassa integrazione ordinaria e straordinaria, la disoccupazione e la mobilità dei dipendenti.

L’istituto per la previdenza sociale dal decennio scorso aveva richiesto alla società novese presieduta da Silvia Siri di versare quanto dovuto attraverso una serie di cartelle esattoriali, la prima da quasi 773 mila euro, l’ultima da circa 4 mila euro, nei confronti delle quali Acos aveva presentato ricorso, sostenendo che, essendo una società con capitale prevalentemente pubblico, andava esentata.

Silvia Siri, presidente del gruppo Acos
Silvia Siri, presidente del gruppo Acos

Una tesi accolta in maniera differente nei primi due gradi della giustizia civile, dal tribunale ad Alessandria e dalla Corte d’Appello di Torino, ma che in Cassazione, giurisprudenza alla mano, è sempre stata respinta, dando ragione invece all’Inps. “Somme che abbiamo ovviamente versato – spiegano dall’Acos – di fronte ai pronunciamenti della Cassazione. La questione ha riguardato molte società del settore, come Iren, poiché, soprattutto in passato, non era chiaro cosa si dovesse fare”.

Secondo l’Inps e i giudici di Cassazione, le somme richieste dovevano essere pagate poiché Acos spa è senz’altro una società a capitale prevalentemente pubblico, detenuto dal Comune di Novi Ligure e altri comuni limitrofi, ma opera in base al diritto privato: il solo fatto che siano enti pubblici i detentori della maggioranza delle quote non trasforma la natura della società da privatistica in pubblicistica. Non diventa, in sostanza, un ente pubblico come i Comuni, le Asl o le Province, esenti dal versamento i contributi per gli ammortizzatori sociali in quanto c’è una stabilità nel rapporto di lavoro con i dipendenti. La società novese ha avuto ragione in Cassazione solo in un ricorso poiché l’Inps non aveva notificato gli atti correttamente e, già dopo le prime sentenze, ha stipulato un accordo con l’istituto della previdenza sociale per la rateizzazione dei versamenti.