Benedicta, il Parco cambia idea: “Ok al cantiere, un po’ di soldi per i ruderi”

L'ente, con i sindaci, non chiede più lo stop definitivo ai lavori del centro di documentazione ma l'utilizzo di parte dei 750 mila euro del secondo lotto per i ruderi della cascina. La gestione? Un'idea non c'è ancora.

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Il cantiere alla Benedicta

Il confronto con i sindaci ha portato il Consiglio delle Aree protette dell’Appennino Piemontese a una parziale retromarcia sul futuro del cantiere del centro di documentazione della Benedicta, a Capanne di Marcarolo (Bosio). I consiglieri non hanno votato neppure nella seduta di lunedì la proposta di accordo sul finanziamento del secondo lotto (750 mila euro) e di gestione della struttura, presentata da Regione e Provincia, ma se in precedenza dalla discussione tra il Consiglio e alcuni sindaci era uscita una posizione condivisa sullo stop al cantiere, anche con l’abbattimento dell’immobile, e sull’impiego di tutta la somma per altri scopi considerati più utili al territorio, stavolta si è deciso di proporre a Regione e Provincia di modificare la bozza di accordo. Come? Il cantiere, che deve ripartire proprio in attesa degli ulteriori 750 mila euro annunciati da Torino e Alessandria, non dovrà essere fermato e solo una parte della somma dovrà essere utilizzata per i ruderi e il Sacrario della Benedicta e la gestione dovrà essere condivisa e non affidata, senza alcuna garanzia, al territorio. Un compromesso che non sembra di facile attuazione e che infatti chiede ancora tempo per essere eventualmente approvato da tutti i soggetti coinvolti.

Benedicta

Il problema del centro di documentazione riguarda una spesa di 1,5 milioni in totale per un edificio previsto come archivio storico in un luogo, la Benedicta, dove per la maggior parte dei mesi dell’anno è difficile portare scuole e turisti. “Chiederemo altri incontri con Regione e Provincia – ha spiegato il presidente delle Aree protette Dino Bianchi – per definire le responsabilità su quanto fatto finora e provare a prevedere il centro di documentazione come un qualcosa di realmente usufruibile per evitare altri sperperi di denaro pubblico. Innanzitutto con i soldi del secondo lotto devono essere recuperati i ruderi della cascina e il sacrario. Buttare giù quanto costruito costerebbe senz’altro di più. L’idea nostra e dei sindaci – ha proseguito Bianchi – è di inserire l’immobile in un discorso legato al Parco della Pace, con la cascina Pizzo, per esempio, con una gestione non affidata solo a noi e all’Unione montana”. In sostanza, nessuno sembra avere ancora un’idea concreta su cosa fare del centro di documentazione. Il consigliere Mario Bavastro, assente alla seduta del Consiglio, dice: “Confido che il dibattito possa essere ripreso visto che la bozza di accordo deve ancora essere votata. Non condivido la posizione presa lunedì dopo il confronto con i sindaci. Si deve dire stop a questo spreco di denaro pubblico, per questo ribadisco che presenterò, in caso di accordo, un esposto alla Corte dei conti. Si sta inoltre valutando anche un esposto alla Procura della Repubblica”.