Coronavirus, i sindacati: troppe aziende vogliono riaprire ma non ci sono i presupposti

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Nonostante le misure restrittive siano state prorogate con il Dpcm del 10 aprile, molte aziende del settore metalmeccanico della provincia di Alessandria, dopo aver chiesto deroga al Prefetto, potranno aprire addirittura questa settimana.

Una grande preoccupazione, che i sindacati Fim, Fiom e Uilm, esprimono in un comunicato, anche perché in Piemonte i dati sui contagi non sono affatto confortanti e lo è ancor meno proprio la provincia di Alessandria.

“Ribadiamo – scrivono – che i Codici Ateco non possono e non devono essere interpretati in maniera fantasiosa. I lavoratori e le lavoratrici sono a casa da oltre tre settimane e riteniamo assolutamente sbagliato che le aziende richiamino i propri dipendenti tramite sms o una telefonata, senza aver effettuato uno screening dei singoli lavoratori, né un incontro preventivo del comitato costituito da Rsu, Rls e azienda per concordare le modalità di un rientro in sicurezza.

Tutti siamo chiamati ad un impegno ancora maggiore, imprenditori, sindacati, lavoratori e istituzioni: costruire il Dopo. Sì, perché un dopo ci sarà ma molte cose non saranno più le stesse. Il cambiamento va presidiato e governato da tutte le parti in causa, coniugando i bisogni delle persone con quelli delle imprese, non possiamo permetterci di subire scelte unilaterali delle aziende. Fim, Fiom e Uilm si batteranno con forza affinché la riapertura delle aziende avvenga nel rispetto dei tempi previsti dal Governo e dalle autorità sanitarie, per una ripartenza graduale, nel rispetto rigoroso delle norme di sicurezza. Vanno costruiti protocolli interni tra Rsu e Rls, medico competente ed Asl; non riteniamo più sufficienti quelli creati prima della chiusura stabilita dal primo Decreto Governativo. Vanno create e condivise apposite Brochure da consegnare ai singoli lavoratori con lo scopo di prevenire il rischio del contagio per i lavoratori, intervenire in maniera tempestiva su eventuali casi di infezione, definire piani di rientro, riorganizzare le aree di lavoro, le modalità di ingresso, il tempo e gli spazi nelle aziende, normare le situazioni di contatto con pubblico e esterni, la gestione dei fornitori in ingresso, le procedure di in caso di positività ai test, e le disposizioni sull’uso corretto dei DPI ed il loro smaltimento, l’effettuazione della sorveglianza sanitaria, l’utilizzo dei detergenti e le sanificazione ed igienizzazione di tutte le aree di lavoro e spazi comuni (comprese gli impianti di condizionamento e riscaldamento).

Una manifestazione alla Kme di Serravalle

I lavoratori devono essere messi a conoscenza del corretto e nuovo modo di rientrare a lavorare, anche attraverso le proprie rappresentanze.

La situazione in Piemonte non è affatto confortevole con 17.246 contagi e di cui 2.338 nella sola provincia di Alessandria, con una media nazionale del 2,02% giorno su giorno mentre in Piemonte siamo al 2,85 % dati cha hanno indotto il Governatore del Piemonte a proseguire con la linea di rigore al 3 Maggio per contenere il Coronavirus, il rischio è altissimo e nessuno si può permettere di aggravare questa situazione.

Ricordiamo che il contagio di un lavoratore chiamato a lavorare genera una responsabilità penale dell’azienda. La deroga non può prevalere sulla salute dei lavoratori, non dobbiamo e non possiamo continuare ad essere il paese dei furbi, tutte le aziende, tutti gli artigiani sono riconducibili a qualche filiera, ma così facendo si rischia un ritorno del contagio che ne determinerebbe la chiusura definitiva.

Noi siamo pronti a fare la nostra parte con grande senso di responsabilità, dimostrino Tutti di esserlo e non prevalgano i profitti sulla sicurezza e la salute dei lavoratori e delle lavoratrici.

Chiediamo alla Prefettura di non concedere deroghe a quelle aziende che non dimostrino comprovate esigenze primarie e inderogabili di lavoro essenziale e di vigilare affinché le disposizioni suddette vengano rispettate, al fine di prevenire contagi”.