“Fermate la scogliera a monte del guado”

Legambiente sui progetti del Comune di Gavi previsti lungo il Lemme: “Pericoloso trasformare il torrente in un canale”

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Ai fiumi serve più spazio, quindi stop a nuove edificazioni sulle loro sponde e alla loro canalizzazione. Lo stabilisce il Piano di gestione del rischio di alluvioni, basato sulla Direttiva Europea 2007/60. Una norma che vuole scongiurare quanto avvenuto finora: far pagare ai cittadini, con i risarcimenti dei danni per le alluvioni, le scelte sbagliate degli amministratori locali, che continuano a intervenire sui fiumi, canalizzandoli, e soprattutto permettendo di costruire ancora nelle vicinanze, un mix micidiale.

Un caso emblematico è Gavi. Dal 2011, nel bilancio l’amministrazione comunale continua a inserire il cosiddetto progetto di “minimizzazione del rischio idraulico” del Lemme per l’abitato gaviese, intervento che farà parte anche del bilancio 2017-2019 in approvazione il 4 marzo. In sostanza, tra il ponte della Maddalena e il ponte di Borgonuovo, con una spesa di 757 mila euro (mai finanziata dalla Regione finora), sono previsti interventi che dovrebbero, sulla carta, ridurre il rischio di allagamenti in caso di piene. Un progetto basato, fa notare Legambiente, sugli studi dell’Autorità di Bacino e dalla Regione per verificare la compatibilità idraulica e geomorfologica del Piano Regolatore al Piano stralcio di Assetto Idrogeologico. Per Gavi sono state riscontrate “problematiche di tipo idrogeologico-idraulico quali un’accentuata propensione all’esondazione dei settori limitrofi all’alveo, esponendo parte dell’edificato a possibili alluvionamenti…”. A rischio, in sostanza, le aree lungo la sponda destra tra il ponte della Maddalena e gli impianti sportivi e, in sponda sinistra, tra il guado e il ponte di Borgonuovo.

Il Comune punta a intervenire in due tempi: prima realizzando l’ormai nota scogliera a monte del guado, lungo la proprietà dell’imprenditore Mario Cunietti, poi creando una cosiddetta vasca di laminazione, dove le acque possano trovare sfogo, alla confluenza tra il Lemme e l’Ardana, prelevando quindi ghiaia dall’alveo. Mentre per quest’ultimo lotto si dovrà tenere conto della recente realizzazione del gasdotto Gavi-Pietralavezzara, che proprio in quella zona attraversa l’alveo, per la scogliera del guado, lunga 350 metri, Piero Mandarino di Legambiente Val Lemme dice: “La nuova sponda con ogni probabilità causerebbe un incremento della velocità delle acque; piene più veloci comportano una maggiore forza erosiva sul fondo alveo e sulle sponde anche del tratto a valle, compresi ovviamente i manufatti esistenti (guado e ponte)”. Situazione già evidenziata dai residenti di via Bosio, a valle del guado, che nel 2015 hanno scritto al Comune (senza ottenere risposta) e successivamente all’Autorità di Bacino, evidenziando i potenziali pericoli per le loro abitazioni proprio per la possibile accelerazione delle acque e della canalizzazione del torrente.

La probabile ragione principale del progetto, fa notare Legambiente, è il cambio di destinazione d’uso dell’area di Mario Cunietti: “Nel Piano regolatore comunale si legge infatti che in tale ambito, “’a seguito della realizzazione delle opere sarà possibile la realizzazione di nuove edificazioni, ampliamenti o completamenti’”. Dopo il taglio degli alberi nel 2013, l’anno dopo il Comune ha fatto ammassare proprio lungo la sponda destra a monte del guado la ghiaia esistente in alveo, creando così una prima sponda artificiale e restringendo il corso d’acqua. Il Comune ha smentito che l’intervento sia riferito al progetto del 2011 ma ha ammesso che è stato eseguito per scongiurare esondazioni. “Risulta ormai ampiamente documentato – conclude Mandarino – che le distruzioni degli ambienti naturali fluviali, operate dagli interventi umani pubblici e privati, abbiano contribuito ad aggravare anche le piene e le magre. Il disalveo (cioè le modifiche degli alvei dei fiumi, ndr) è una soluzione quasi sempre solo illusoria e distoglie l’attenzione dai veri problemi, tra i quali l’occupazione di aree vicine ai fiumi; meglio risparmiare risorse pubbliche ed evitare di esporre a rischio nuovi beni in aree critiche”.