La storia di Miro Zunino, il “brasiliano” di Lerma

Nel libro “Un calcio al passato”, scritto con Gianni Repetto, l’ex calciatore racconta la sua vita e la sua carriera ma soprattutto l’amore sconfinato per il pallone. Oggi la presentazione al Nuovo circolo Ilva di Novi Ligure

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Il nuovo circolo Ilva di Novi Ligure ospita oggi, alle 18, la presentazione del libro “Un calcio al passato”, nato dall’amicizia di lunga data tra Miro Zunino e Gianni Repetto. Quest’ultimo, scrittore e autore teatrale di Lerma, ha voluto raccontare insieme al suo compaesano “la storia di un ragazzo innamorato del pallone”, come recita il sottotitolo. Vladimiro Zunino, detto Miro, era infatti il “brasiliano” quando d’estate andava a Lerma in vacanza. “Giocava nel Genoa, per davvero – racconta Repetto -, non come tanti che lo dicevano per fare i gradassi e poi crollavano alla prima esperienza sul campo. Lui la stregava la palla e faceva quelle cose che qualche volta si vedevano fare ai campioni nelle, allora poche, partite che trasmetteva la televisione. In quegli anni il calcio era un mito, non un prodotto di consumo, e nei paesi si giocava magari per strada o nelle piazzette immaginando di giocare le partite che si sentivano raccontare alla radio dalla trasmissione “Tutto il calcio minuto per minuto”. E Miro era per i ragazzi di Lerma il grande calcio che si materializzava in piazzetta”. Zunino, cresciuto nelle giovanili del Genoa, ha giocato nell’Entella in serie C, nella Gavinovese, nel Derthona, nel Pisa e nel Benevento, oltre allo Spezia e al Savona. E’ stato allenatore e osservatore per il Nizza, in Francia, e per il Genoa. “Miro – dice ancora Repetto – nel suo percorso “ostinato e contrario”, è rimasto sempre fedele a se stesso, alla sua storia sociale e familiare, alle sue idee sul mondo e sul senso della vita”. Il libro narra tutto questo, con uno stile asciutto, ma coinvolgente, raccontando le cose “fuori dai denti”, ma senza recriminazioni, se mai con una forte malinconia e, soprattutto, un amore sconfinato per il pallone e per un gioco che è stato, prima del delirio televisivo e consumistico, il gioco più bello del mondo.