Le celebrazioni del 25 Aprile a Novi Ligure

Venerdì 23 aprile presentazione del libro di Cesare Panizza, “Dalle belle città date al nemico”. Domenica 25 aprile deposizione corona al Monumento alla Resistenza

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Sono due le date che Novi Ligure ha dedicato alla celebrazione del 76esimo Anniversario della Liberazione.

L’appuntamento istituzionale di svolgerà domenica 25 aprile alle 10, in piazza Pascoli con la cerimonia della deposizione di una corona di alloro in omaggio ai caduti per la Libertà al Monumento alla Resistenza. Come lo scorso anno anche questa ricorrenza si svolgerà nel rispetto delle vigenti misure per la prevenzione del contagio da Covid-19 alla presenza del sindaco Gian Paolo Cabella e del presidente dell’Anpi di Novi Ligure, Giovanni Malfettani.

L’appuntamento culturale, collegato al Giorno della Liberazione si terrà venerdì 23 aprile alle 18  , sul canale YouTube del Comune di Novi Ligure https://www.youtube.com/user/comunenoviligure/featured.

L’evento, inserito nella rassegna Novi d’autore prevede la presentazione del libro di Cesare Panizza “Dalle belle città date al nemico. Il Partigianato in provincia di Alessandria” (Alessandria, Edizioni Falsopiano 2020). Dialogano con l’autore la professoressa Graziella Gaballo, che fa parte del Comitato di redazione della pubblicazione “Quaderno di storia contemporanea” realizzata dall’Isral e l’assessore alla Cultura Andrea Sisti.

Il volume, che trae il suo titolo dall’incipit di una delle più note canzoni partigiane, Dalle belle città (più nota come Siamo i ribelli della montagna),  ha inaugurato la nuova collana dell’Isral Attraversare il tempo con le Edizioni Falsopiano. Cesare Panizza restituisce un’immagine di ciò che accadde nella nostra provincia: sono i piccoli centri anziché le città più grandi ad avere una partecipazione maggiore al movimento resistenziale, probabilmente per il controllo più stringente esercitato su queste ultime dalle autorità nazifasciste; un altro dato che si discosta dalla vulgata resistenziale ci mostra come la metà dei partigiani non avesse immediati obblighi di leva, non fosse  cioè renitente ai bandi Graziani che avevano spinto molti giovani nati tra il 1924 e il 1926 a raggiungere le formazioni partigiane.  Inoltre, pur radicandosi nelle zone rurali, il movimento partigiano nella provincia fotografa una società in transizione, dai campi alle officine (che infatti nella canzone del titolo vengono esplicitamente citate). La ricerca, realizzata grazie anche a un contributo dell’Anpi provinciale, utilizza la banca dati “Partigianato piemontese e società civile”, nata da un’indagine volta a quantificare il movimento resistenziale piemontese, definendo al tempo stesso i suoi connotati sociali. La ricerca, effettuata dai sei Istituti storici della Resistenza piemontesi negli anni Novanta, ha analizzato le schede della Commissione piemontese per il riconoscimento delle qualifiche partigiane, istituita con altre nove, sul territorio nazionale, per riconoscere le attività svolte nella lotta di liberazione. Cesare Panizza ha fatto parte del gruppo di ricerca che in anni recenti ha compiuto un lavoro di aggiornamento e ripulitura del database, e ha avuto così l’opportunità di sperimentarne le potenzialità, approfondendo la complessità di un territorio che per la sua conformazione geografica (l’”ordito”) e la collocazione strategica delle sue formazioni partigiane si colloca tra Piemonte, Liguria, Lombardia (la “trama”).